Google Books vince la causa, è tutto legale, grande vittoria per il pubblico

Google Books, è Fair Use, ovverosia la digitalizzazione di 20 milioni di libri non viola il copyright, così stabilisce il tribunale USA

La Electronic Frontier Foundation ha acclamato come un momento di “sanità mentale rivoluzionaria” la decisione del tribunale che doveva decidere l’esito della battaglia legale tra Google Books e la Author’s Guild. Lo scontro, ormai lungo otto anni, riguarda la decisione del search engine di passare attraverso lo scanner e digitalizzare 20 milioni di libri per renderli disponibili sulla Grande Rete.

Il giudice si è espresso in questi termini:

“Google Books fornisce benefici di carattere pubblico molto significativi. […] Trasforma completamente i libri, [ed è] uno strumento di ricerca essenziale”

Secondo il tribunale è proprio la trasformazione totale dei libri la chiave dell’utilità (e liceità!) di Google Books, che separa completamente il contenuto degli stessi dalla fisicità, alterandone profondamente la natura. Allo stesso tempo, è molto più facile imparare e studiare i libri stessi, e Google ha fatto molto per renderli accessibili agli ipovedenti e per preservarli dal lavorio del tempo.

Nessun lucro cessante


Denny Chin

, il giudice, ha anche stabilito che le case editrici non subiscono danni economici dal lavoro di digitalizzazione di Google. Esse in fatti non vendono copie scannerizzate dei propri titoli, né copie intere di questi libri fuori stampa. Google Books, viceversa, consente di scoprire nuovi libri e nuovi autori, portando quindi futuri consumatori a acquistare di più.

La strada è stata molto lunga e la sentenza è stata acclamata a gran voce come una vittoria anche dai bibliotecari e gli studiosi, eccitati dal nuovo livello di libertà nelle loro ricerche. Anche senza esaminare i contenuti, infatti, Google Books funziona da super catalogo generale dei libri stampati dall’invenzione di Gutenberg a oggi.

Inutile a dirsi, la Author’s Guild americana è furibonda per questa decisione, che estende parecchio le ali del Fair Use, una normativa di cui qui in Europa sentiamo molto la mancanza. Secondo la “Gilda”, la decisione è un danno atroce per gli introiti degli scrittori, che rende gratuita letteratura ancora coperta da copyright.

Denny Chin è un caso strano: la sua prima sentenza era negativa contro Google, ma in appello è stata ribaltata, con l’ordine da parte della corte di secondo grado di re-esaminare il caso in luce del Fair Use. Questa volta Chin ha stabilito a favore di Google, ma a quanto pare la Author’s Guild potrà fare ricorso.

Come fa notare GigaOM, non è chiaro chi si dovrà accollare le spese di otto anni di tribunali.

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