Social network in Italia, a rischio dipendenza 5mila giovani

Rischio dipendenza da social network per 5mila giovani in Italia

social networkUna ricerca ha messo in evidenza che sono almeno 5mila i giovani italiani a rischio dipendenza da social network: chi ha condotto lo studio - Netdipendenza Onlus - si dice preoccupato, e non sbaglia; va anche detto, però, che, proprio perché siamo difronte a 5mila persone, parliamo di dipendenza vera e propria, di ragazzi che non riescono a fare a meno di Facebook, Twitter e così via, a tal punto da mettere a rischio la propria vita sociale. Questo, insomma, è il caso in cui il social network non diventa una estensione della realtà, bensì un suo cattivo sostituto.

"Da una ricerca che abbiamo condotto - spiega il presidente di Netdipendenza Onlus, Enzo Di Frenna, in una intervista di Adnkronos Salute - è emerso che sono almeno 5 mila i giovani in Italia a rischio di social network mania, che trascorrono da 2 a 3 ore al giorno sui vari profili disponibili in Internet. [...] Negli ultimi tre anni ci sono giunte oltre 240 segnalazioni di famiglie preoccupate dell'uso eccessivo dei social network da parte dei figli. Il numero in realtà è molto più alto, poiché la social network dipendenza non è facilmente riconoscibile".

Meno preoccupanti gli altri dati: il 94% dei giovani naviga in Internet con regolarità e il 63.5% degli utenti connessi usa Facebook. Ci può stare: lo usiamo frequentemente anche noi, e non siamo vittime di alcuna dipendenza. Se è vero, insomma, che il social network va usato - o meglio: conosciuto - nella maniera giusta, è altrettanto vero che non bisogna cadere nell'errore di terrorizzare chi usa Internet frequentemente e magari non riesce a staccarsi dal cellulare, perché gli interessano i contenuti pubblicati. D'altronde, se di estensione della vita privata si deve parlare, perché un utente non dovrebbe essere incuriosito da ciò che succede nella cerchia dei suoi amici?

Rischi per i cyberlavoratori


Anche i cyberlavoratori - i blogger, per esempio, ma non solo - sarebbero soggetti a questa videodipendenza:

"Se sommiamo il tempo trascorso ogni giorno con il computer, internet, cellulari e tv - sottolinea Di Frenna - arriviamo a una media di 8-9 ore al giorno passate con uno schermo. Rimane spesso poco tempo per dedicarci ad attività rilassanti e curare le relazioni personali. Il rischio di ammalarsi di videodipendenza e tecnostress è concreto".

Sarà pure così, ma, almeno per i cyberlavoratori, alternative non esistono. E forse, in un mondo che viaggia più veloce della luce verso le nuovissime tecnologie, non è un male. A patto che - lo ripetiamo forte e chiaro - la vita reale non venga compromessa. Avete mai avuto a che fare con persone eccessivamente dipendenti dai social network?

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