Google e PRISM, Snowden e Assange insinuano saldi rapporti con il governo USA

Snowden ha implicato pesanti finanziamenti ai big dell'informatica in cambio di aiuto con PRISM, Assange parla direttamente di rapporti stretti tra Google e Washington. Allo stesso tempo Mountain View lotta con i tribunali per poter parlare liberamente.

La situazione di Google per quello che riguarda l’affare PRISM (che noi italiani insistiamo a chiamare maccheronicamente Datagate) diventa sempre più tragica. La conflagrazione mediatica che ha colpito Mountain View non verrà risolta facilmente e sembra, anzi, peggiorare ogni giorno.

Un mese fa circa avevamo esaminato la posizione di Google, e avevamo scoperto la corporation costretta a camminare su rami sempre più sottili. Ora Google è molto vicina a perdere la faccia definitivamente nei confronti di un’utenza che non ha più molte ragioni di fidarsi di lei o di tutta Silicon Valley.

Nelle ultime giornate, infatti, sono state pubblicate in rapida successione delle rivelazioni di Edward Snowden, una lettera poco lusinghiera di Julian Assange e un documento giudiziario che per errore lasciava trapelare l’identità di Google in una causa contro il governo americano.

Edward Snowden: Google pagato dal governo per Prism



Abbiamo visto ieri le rivelazioni della talpa dell’NSA più ricercata del mondo pubblicate da Der Spiegel. Tra le righe, arriva un’ulteriore conferma di quanto Snowden aveva già detto: le compagnie tecnologiche sono state finanziate con milioni e milioni di dollari per mantenere le backdoor lasciate all’NSA.

Secondo il Guardian, le spese derivano direttamente dalla decisione di certificare tutte le intercettazioni in modo da assicurare che il traffico americano “innocente” non vengadocumentato ed archiviato “per sbaglio”. Il documento cita apertamente Google assieme a Yahoo, Facebook e Microsoft ed è il primo a fare un collegamento diretto tra le casse dell’NSA e quelle dei big dell’informatica.

Secondo Assange, o almeno così implica nella sua ultima "lettera aperta", questi pagamenti non sono solo “note spese”, ma sono addirittura guadagni netti che fanno ben più che coprire le spese.

Julian Assange: la situazione di Google è complicata e “sporca”



Julian Assange, come detto, ha fatto sentire di nuovo la propria voce

. Il suo ultimo post sembra implicare un rapporto molto stretto tra Google e il governo americano. Il leggendario capo di Wikileaks spiega di come The New Digital Age, l’ultimo libro scritto da Eric Schmidt, ex CEO di Google e ora suo presidente, sia poco di più di un panegirico delle attuali forze politiche in carica a Washington.

Ma secondo Assange il libro è anche una sorta di copertura. Mentre Schmidt si stava documentando per il proprio capolavoro letterario ha visitato anche Assange, in quel momento agli arresti domiciliari. Era una scusa: si trattava di una visita non ufficiale da parte del Dipartimento di Stato.

Come prova delle proprie affermazioni, Assange racconta di come nel tentativo di raggiungere Hillary Clinton Wikileaks si sia trovata a penetrare strato dopo strato nella gerarchia del governo USA per chiedere udienza, fino a ritrovarsi a discutere con quella che è stata qualificata non ufficialmente come la persona più vicina alla Clinton: Lisa Shields, la ragazza di Eric Schmidt, che non lavora (a titolo ufficiale) per il governo americano. Questa donna non era sconosciuta ad Assange: si era presentata assieme a Schmidt durante la visita già menzionata, formando un legame innegabile tra politica e Google.

Assange cita anche Jared Cohen, co-scrittore del famoso libro di Schmidt, che lavora da anni come Director of Google Ideas e che è allo stesso tempo un ufficiale diplomatico statunitense che ha fatto da consigliere a Condoleezza Rice e alla solta Hillary Clinton.

Errore giudiziario svela la posizione di Google sulla privacy



Nonostante gli stretti legami tra alcuni membri del direttivo di Google e il governo, la corporation ha un rapporto molto più complesso e “grigio” con le autorità.

Un errore del tribunale ha infatti appena rivelato il nome di una “compagnia informatica” che lotta da mesi per rivelare numero, qualità e tipologia delle richieste di dati da parte dell’NSA - Questa compagnia è proprio Google. Il nome è occultato in tutti i documenti giudiziari rilasciati dal Dipartimento di Giustizia, salvo che in una frase sfuggita alla censura.

Secondo le attuali leggi sulla sicurezza nazionale americana una compagnia non può neppure rivelare di essere oggetto di queste richieste di condivisione dei dati, chiamate National Security Letter, NSL in breve.

Ricostruendo la storia giudiziaria degli ultimi mesi, pare che Google abbia cercato con tutte le forze di ottenere il permesso di spiegare la propria posizione, ma senza successo. E anche se il suo mome è saltato fuori per errore, non vuol dire che potrà esprimersi più liberamente in futuro.

Sotto al fuoco di fila delle rivelazioni di Assange e Snowden, è davvero difficile avere ancora fiducia in Google - o in qualsiasi altra compagnia statunitense, se per quello.

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