Facebook come Twitter, ora l'embed dei post è possibile sui siti esterni

Facebook ruba un trucchetto a Twitter - dovrebbe essere una notizia? Come succede ormai da anni Mark Zuckerberg sta molto attento alle feature della concorrenza

Sono ormai anni che scrivo di come Facebook faccia cannibalismo sulle feature di Twitter, e ieri è successo di nuovo con la capacità di embed all’esterno del social network dei post o degli status. Ora possiamo scrivere un articolo su un blog - per esempio - e citare direttamente una fonte inserendo le sue stesse parole nel testo.

Questa funzione, come detto, è disponibile da molto tempo sul rivale Twitter, un social media che fa del retweet, del trasferimento di informazioni e delle esternazioni pubbliche il suo leitmotiv.

Ma Facebook? Da giardino segreto esclusivo per gli studenti, in cui era possibile solo vedere e contattare chi già si conosceva, il Social Network per eccellenza si è evoluto in una bestia strana - pubblico, ma anche no, sociale, ma anche personale. L’unica cosa su cui sono tutti d’accordo è che non è mai abbastanza facile da controllare a livello di privacy - E che quando viene inserita una novità, l’abbiamo di solito già vista da un’altra parte. È quanto è successo con la timeline in tempo reale, l'hashtag e tante altre piccole cose.

Embed esterno - Incapsulare per citare



La funzione è ora disponibile per tutti e su tutti i siti. La sperimentazione è avvenuta su alcune piattaforme "speciali", perfette per questo genere di avventura: Huffington Post, CNN - Siti di News. Un diplomatico isrealiano imbarazza il proprio paese tramite Facebook con esternazioni deliranti su Hiroshima e Nagasaki? Embed diretto delle sue parole - Possiamo ancora definirla una citazione se prendiamo il suo stesso post?

Per portare a termine il processo non serve essere dei geni dell’informatica, basta copiare il codice HTML e incollarlo nel proprio post.

E la privacy? Nessun problema, almeno a livello teorico: solo i post pubblici possono essere condivisi in questa maniera. È il solito problema di Facebook, che non è né carne né pesce: un diario personale che vuole fare da megafono è come sempre un paradosso.

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