Social network, il Senato indaga sulla rete "per tutelare il Parlamento"

Il Senato si è rivolto alle autorità per indagare sulla rete e i social network, al fine di tutelare il Parlamento

social network I social network continuano a far discutere il Parlamento, perché deputati e senatori ritengono che siano tra le principali cause della diffusione di odio e violenza nella società civile: ricordiamo, per esempio, le recenti minacce di Cecile Kyenge oppure il comportamento del Presidente della Camera Laura Boldrini, che ha auspicato - e sicuramente si impegnerà per concretizzarli - interventi contro la rete, per evitare che la situazione degeneri.

Recentemente è stato il Senato a intervenire, spiegando di essersi rivolto

"alle autorità competenti per accertare le responsabilità di chi con affermazioni intimidatorie e minacciose travalica i limiti della libertà di opinione. La campagna diffamatoria in atto nella Rete nei confronti dei dipendenti del parlamento ha assunto toni inaccettabili. Espressioni come 'se uccidi un dipendente della Camera o Senato contribuisci al risparmio e alla spesa pubblica. Tanto sono tutti parenti e consanguinei tra loro peggio degli egizi', apparse in alcune pagine di social network, contribuiscono ad alimentare un clima di odio, peraltro basato su false notizie, che nulla hanno a che vedere con la realtà di chi ogni giorno lavora nelle istituzioni".

"Il Senato della Repubblica - così conclude la nota - proseguirà con ogni azione a tutela della dignità dei propri dipendenti, contro i quali da tempo è in atto una campagna dai livelli inaccettabili in un contesto civile".


Tutto giusto, ma concedeteci una considerazione: è vero che sui social network i toni sono esasperati, ma è altrettanto vero che su internet non sono fantasmi a parlare ma gli stessi cittadini che, nella realtà, non hanno mica un pensiero diverso. Più che preoccuparsi di fustigare i social network, perciò, Senato e Camera dovrebbero far cambiare idea alla Nazione intera. A buon intenditor - diceva qualcuno - poche parole.

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