Social network, Cecile Kyenge annuncia strumenti di controllo e repressione contro il razzismo

Cecile Kyenge intende adottare una serie di misure di controllo e repressione sui social network, per combattere l'odio razziale

Foto Cecile KyengeLa critica è ancora una volta ai social network, che il ministro Cécile Kyenge ritiene responsabili dell'odio razziale: non che abbia tutti i torti, viste le pagine e i commenti che proliferano su Facebook, Twitter (pensate alla vicenda degli ebrei in Francia) e chi più ne ha più ne metta; va detto, però, che le reti sociali non sono altro che lo specchio della vita di tutti i giorni (su internet molto meno controllata, se considerate l'anonimato e l'assenza di contatti diretti con i propri interlocutori).

"Stiamo studiando nuovi strumenti legislativi - questo, il tweet del ministro - per prevenire e reprimere l'istigazione all'odio razziale anche su internet e i social network".

Tutto, insomma, è ancora in bilico, anche se i tempi della Kyenge, come avrete senz'altro avuto modo di capire in questi primi mesi del governo, sono decisamente più brevi rispetto a quelli di tutto il Parlamento; e se a tutto questo aggiungete che pure la Boldrini aveva parlato di controllo preventivo in rete, arriverete facilmente a una conclusione: qualche provvedimento sarà preso il prima possibile. Si spera nel migliore dei modi, visto che non tutti gli internauti sono degli ignoranti razzisti.

Intervenendo alla presentazione - al Cnel - del rapporto sugli indici di integrazione degli immigrati in Italia, la Kyenge ha sottolineato che

"l'istigazione all'odio sta aumentando soprattutto attraverso Internet e i social network: serve un cambio culturale per sgomberare il campo da paure e pregiudizi".

Gli strumenti per combattere pregiudizi e offese di vario tipo esistono già, anche se non sempre sono efficaci: basti pensare al fatto che Facebook non rimuove i commenti offensivi, giustificandosi con la "libertà di pensiero". Come si comporterà il governo è difficile da dire: andrebbe istituita una commissione di esperti che sia davvero in grado di giudicare cosa sia lecito e cosa, no. Ad ogni modo, se volete trovare qualcuno a cui attribuire la colpa di queste degenerazioni, non attaccate Calderoli - già ridicolizzato da simpatici meme -: l'attacco del leghista non è avvenuto sui social network.

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