Google escluderà i siti pirata dalle pubblicità

Le aziende della musica e del cinema potranno segnalare siti pirata a società come Google e Microsoft, al fine di bannarli dai circuiti pubblicitari.

Tempi duri in arrivo per i siti pirata che si sovvenzionavano grazie al circuito di pubblicità di Google, ma non solo: l'azienda di Mountain View è infatti vicina a completare una procedura destinata a escludere i portali contenenti materiale protetto da copyright o contraffatto.

Lo ha reso noto il Guardian, secondo cui l'iniziativa permetterebbe ai possessori dei diritti d'autore su musica, film e altri settori di segnalare a Google la comparsa di pubblicità del suo circuito sui siti pirata, attivandone quindi il ban e la conseguente mancata entrata di moneta.

Un danno abbastanza significativo per siti di questo tipo, visitati ogni mese da migliaia di persone proprio a causa del contenuto "scottante": basti pensare che un sito inglese, Surfthechannel, è arrivato a guadagnare oltre 40.000€ in appena 30 giorni, mentre portali di primo piano come The Pirate Bay sarebbero in grado di raggiungere cifre che sfiorano gli 80.000€.

Non potendo chiedere il pagamento per il "servizio" offerto, i siti pirata vivono con la pubblicità: secondo uno studio della University of Southern California, proprio Google (insieme a Yahoo!) sarebbe tra i fornitori di ads più gettonati dai siti pirati, e da qui arriva probabilmente il provvedimento adottato in quel di Mountain View, dove finora pur escludendo i siti pirata nelle clausole contrattuali c'era un certo lassismo nel far rispettare le regole.

A ogni modo, non ci sarà solo Google all'interno di questo programma, facente parte di uno sforzo portato avanti insieme all'autorità U.S. Intellectual Property Enforcement Coordinator, che comprende anche Microsoft, Yahoo, 24/7 Media, Adtegrity, Condé Nast e SpotXchange. Tutto da vedere, naturalmente, quello che sarà il metro di giudizio nei confronti delle segnalazioni provenienti dalle major, che dal canto loro supponiamo saranno particolarmente restrittive nei confronti dei contenuti.

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