Non convince la proposta di legge americana per contrastare la pornografia infantile online

Non convince la proposta di legge americana per contrastare la pornografia infantile onlineAlcuni senatori e rappresentanti del Congresso degli Stati Uniti stanno lavorando ad una nuova legge per contrastare la pornografia infantile su Internet, costringendo gli ISP a conservare più a lungo i dati degli utenti. Molti osservatori hanno però notato che alcune modifiche proposte alla legge non sono chiare oltre ad essere difficili da rispettare.

Lamar Smith e John Cornyn chiedono infatti ai fornitori di servizi Internet di conservare le informazioni degli utenti per due anni. Smith, in una dichiarazione sul suo sito Web, lamenta i problemi relativi al riconoscimento di migliaia di bambini. Su circa 600.000 immagini segnalate alle forze dell'ordine, attualmente solo 2.100 bambini sono stati identificati e salvati. Gli investigatori hanno quindi bisogno dell'aiuto degli ISP.

Cornyn ha citato invece la recente decisione di MySpace di bannare 90.000 utenti accusati di reati a sfondo sessuale dalla sua rete. Ha anche aggiunto che, nonostante Internet abbia generato molti cambiamenti positivi nel nostro modo di comunicare, la sua natura offre infinite forme di anonimato che hanno aperto le porte ai criminali.

Una parte della proposta di legge chiede una pena che va da una multa a 20 anni di carcere per chi viene trovato in possesso di pornografia infantile, o ne faciliterà l'accesso. La legge chiede anche ai "fornitori di servizi Internet" di collaborare, ma molti osservatori hanno contestato l'indicazione "fornitori di servizi Internet", troppo vaga. Anche un Internet point o un hotspot Wi-Fi può essere considerato un fornitore di servizi Internet.

Un'altra frase molto contestata è quella che chiede agli ISP di salvare i dati degli utenti per almeno due anni, in modo da poter rintracciare l'identità di un utente.

Si tratta di una legge in contraddizione con la recente tendenza: è ironico che il governo stia cercando di imporre nuove leggi agli ISP proprio mentre i grandi servizi come Google, Microsoft, Facebook stanno andando nella direzione opposta.

Via | Crn.com

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