Datagate: Apple. Dettagli e reazioni sul coinvolgimento dell'azienda di Cupertino

Apple sarebbe stata tra le ultime a cadere davanti a PRISM. La reazione della società alle notizie recenti e la lotta di Steve Jobs.

Tutti coinvolti, con pochi esclusi. Anzi, a sentire le rivelazioni di Edward Snowden sul Datagate, solo Twitter non sarebbe parte di PRISM. Il resto delle maggiori aziende tecnologiche americane avrebbe invece dato il proprio appoggio al programma supersegreto dalla National Security Agency: non solo i social network, visto che si parla di Google così come di Apple. Proprio all'azienda guidata da Tim Cook rivolgiamo oggi la nostra attenzione, per cercare di capire qual è il suo livello di coinvolgimento, analizzando anche le reazioni provenienti da quel di Cupertino.

Apple’s Commitment to Customer Privacy


Con un report che porta il titolo di questo paragrafo, pubblicato da Apple sul suo sito lo scorso 17 giugno, l'azienda americana ha fatto chiarezza sul suo coinvolgimento in PRISM, affermando di avere sentito per la prima volta tale nome solo dopo le rivelazioni pubblicate dal Guardian.

Nello stesso comunicato, Apple ha affermato di aver ricevuto dal 1 dicembre 2012 al 31 maggio 2013 un numero di richieste tra le 4.000 e le 5.000 da parte delle autorità americane, senza però scendere ulteriormente di dettaglio, probabilmente per sottostare al bavaglio imposto dal FISA (Foreign Intelligence Surveillance Act). In realtà, è bene notare che i dati forniti da Apple non riguardano le sole richieste legate a PRISM, ma anche altri campi dove l'uso di informazioni del genere può essere utile, come la ricerca di persone scomparse o la raccolta di prove per incastrare criminali. Dati alla mano, Apple ha totalizzato delle circa 5.000 richieste un coinvolgimento per un numero tra 9.000 e 10.000 account e/o dispositivi.

I nostri servizi sono sicuri


La società fondata da Steve Jobs fa sapere anche di non aver fornito accesso diretto a chicchessia:

“Non diamo accesso diretto ai nostri server a nessun’agenzia governativa, e ogni agenzia che richieda i dati di un cliente deve ottenere un’ingiunzione dal tribunale.”

Apple ha poi evidenziato come alcuni dati non siano affatto disponibili, perché non mantenuti per scelta:

“Una delle priorità di Apple è proteggere i dati personali dei suoi clienti. Non raccogliamo o conserviamo montagne di dati personali sui nostri clienti, in primo luogo. Ci sono alcune categorie d’informazioni che non possiamo fornire alle autorità o a ogni altro gruppo perché abbiamo scelto di non conservarle.

Per esempio, le conversazioni effettuate tramite iMessage e FaceTime sono protette da criptaggio punto-punto, quindi nessuno oltre sorgente e destinatario può vederle o leggerle. Apple non può decriptare questo dato. Similmente, non conserviamo dati riguardanti la geolocalizzazione degli utenti, ricerche su Mappe e richieste a Siri in nessun modo che possa identificare un utente.”

Sotto questo punto di vista, però, permane il dubbio che Apple abbia comunque inviato i dati alla NSA in forma criptata, vista la raccolta di informazioni di questo genere effettuata comunque dall'agenzia al fine di tentare la rottura delle chiavi. Anzi, in teoria le informazioni criptate sarebbero anche quelle più "interessanti", vista la loro natura segreta.

La resistenza di Steve Jobs


Qualunque sia stata l'effettiva collaborazione di Apple con la NSA, essa non ha avuto inizio prima del mese di ottobre 2011, vale a dire quello della morte di Steve Jobs. A spiegare perché è stato Andrew Stone, ex sviluppatore della NeXT che ha lavorato con il fondatore di Apple per circa 25 anni. Queste le sue parole ai microfoni di Cult of Mac:

"Steve Jobs avrebbe preferito morire piuttosto che cedere a questo, anche se aveva molti amici alla NSA. Microsoft è capitolata per prima, poi tutti gli altri. Steve semplicemente non l'avrebbe mai fatto.

Ulteriori dettagli sembrerebbero confermare le parole di Stone, visto che proprio Apple viene descritta come l'ultima delle società tecnologiche a "cadere", nel mese di ottobre 2012: un anno esatto dopo la morte di Steve Jobs.

© Foto Getty Images - Tutti i diritti riservati

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