Datagate: Google. Quello che si sa del coinvolgimento di Mountain View

Cosa fa esattamente Google per la NSA? Centinaia di giornalisti in tutto il mondo darebbero un dito della mano destra per scoprirlo.

Il mondo è ancora colpito dalle scosse di assestamento del terremoto Datagate. Non possiamo sapere nulla di sicuro quando riflettiamo sull’effettivo rapporto esistente tra i big dell’informatica ed il governo americano. Ci spiano? Spiano i loro cittadini? Google, come le altre corporation dell’innovazione tecnologica nega, nega fortissimamente, ma non usa parole prive di ambiguità. Per prima cosa analizziamo cosa dicono i suoi comunicati ufficiali.

Do no evil

Nel caso di Google abbiamo un portavoce d’eccezione a spiegare la posizione della corporation in merito alla faccenda della sorveglianza dell’intelligence. Non si tratta di qualche grigio burocrate, né di un vicepresidente mezzo in mezzo come un uomo di paglia: stiamo parlando di Larry Page, CEO [nella foto], che ha scritto un mese fa un comunicato a quattro mani assieme a David Drummond, capo dell’ufficio legale di Google.

“Primo, non abbiamo partecipato a nessun programma che conceda al governo degli Stati Uniti - o a nessun altro governo - un accesso diretto ai nostri server. Per essere chiari, il governo USA non ha un accesso diretto o una “porta di servizio” sulle informazioni archiviate nei nostri data center. Non abbiamo mai sentito parlare del programma chiamato PRISM fino a ieri [venerdì 7 giugno 2007].

In secondo luogo, noi forniamo dati al governo solo in accordo con la legge […]”

La lettera di Page continua spiegando come il team legale di Google esamini tutte le richieste del governo e respinga quelle che non sono accurate fino all’ultima virgola o pretendono più di quanto non sia specificato dall’ordinamento americano, senza temere lo scontro.

Queste sono le parole del direttore esecutivo di una corporation visionate dal suo capo-avvocato, non sono necessariamente la realtà dei fatti, per varie ragioni che sono più o meno ovvie.

Google potrebbe essere più coinvolto di quanto non ammetta?

Vediamo assieme quali dubbi sorgono a chi si prenda la briga di analizzare il comunicato, partendo dall'ipotesi più spaventosa e "brutale".


  • Larry Page sta mentendo. Gli americani hanno un’allergia mediatica verso le menzogne. Non che mentano meno degli altri popoli, ma una bugia, anche piccola, una volta venuta alla luce è un disastro epocale per un ufficiale o il portavoce di un azienda - al punto di preferire stare zitti che aprire bocca anche sotto una tempesta mediatica. Eppure Page potrebbe essere costretto, dicono i teorici del complotto: se la NSA l’avessi imprigionato in un NDA giudiziario, Larry potrebbe essere costretto a mentire apertamente sul coinvolgimento di Google, oppure rischiare di ritrovarsi nella stessa situazione di Edward Snowden. Diciamo che questa ipotesi è quasi fantapolitica.
  • Larry Page sta dicendo una mezza verità. Le parole di Page sono scelte con grande attenzione: “Non abbiamo partecipato a nessun programma che conceda al governo degli Stati Uniti un accesso diretto ai nostri server”. Le parole “accesso diretto” sono molto ambigue. Potrebbero essere vere - non c’è una backdoor - ma potrebbero anche essere una cortina fumogena. Anche se l’NSA non ha accesso diretto, Google potrebbe trasferirle i suoi archivi, o non avere un mezzo per impedire che l’NSA se ne impadronisca. Dovete però tenere conto del fatto che nel resto del comunicato Page dice che il governo deve chiedergli i dati per ogni singolo caso, cosa che andrebbe in conflitto con questa interpretazione.
  • Page dice la verità, ma nasconde le vere facoltà dell’NSA. Google potrebbe essere incapace di difendersi dalle incursioni dell’NSA. È difficile crederlo, ma la paranoia statunitense sulle “backdoor cinesi” potrebbe essere radicata nell’esistenza di backdoor americane sugli hardware usati da Google. È difficile credere che Mountain View non sia in grado di accorgersene, o che se ne accorga senza denunciare nulla, ma resta all’interno del regno del plausibile. Inoltre potrebbe esserci tranquillamente qualche "talpa" dell'NSA e dell'FBI direttamente incapsulata all'interno di Google.
  • Larry Page dice la verità: il CEO di Google lamenta la propria innocenza e quella della sua corporation. Quello che dice potrebbe essere vero al 100%, e la NSA e l’FBI potrebbero essere rimasti fermamente all’interno dei propri confini operativi (già vastissimi). Va qui ricordato il motivo per cui Page si è sentito in dovere di parlare: l’accordo con il provider telefonico Verizon, che forniva tutti i registri delle chiamate alle autorità senza dire né ai né bai. Google nega con tutte le forze di avere accordi simili.
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