Netiquette 2.0: Twitter

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Continuiamo la guida proposta da Tamar Weinberg (qui il primo episodio) e vediamo cosa suggerisce per Twitter.

Per chi non lo dovesse conoscere, Twitter è un sistema di c.d. microblogging: consente di inviare, al pubblico o verso un determinato utente, dei messaggi di massimo 160 caratteri, come gli SMS. Tramite il sito e tramite appositi applicativi, sia l'invio che la ricezione possono avvenire su varie piattaforme, cellulari inclusi.

Non mancano le Widget per l'inserimento in siti e blog, rendendo il tutto perfettamente integrato nel Web 2.0: dunque, un sistema di messaggistica distribuita particolarmente potente e soprattutto veloce: oggi, a spedire 160 caratteri ci vuole veramente poco.

Le cose che secondo Tamar Weinberg sono decisamente da evitare nel microblogging di Twitter sono le seguenti:


  • Mettersi a seguire un utente e poi smettere di seguirlo senza dare una chance di essere a propria volta seguiti. Ovvero, smettere di seguirli non appena dovessero iniziare a seguirvi.

  • Avviare "inseguimenti di massa" (ovvero seguire tutti, dal primo all'ultimo che vi capita) solo per gonfiare i vostri "numeri", quindi usare quei numeri come parametro di importanza. E magari anche rilasciare un... comunicato stampa in cui ne parlate.

  • Usare invasivamente il vostro account per null'altro che autopromozione e gratificazione dell'ego. Specialmente i più esperti se ne accorgono e lo evidenziano (dunque non conviene, ndB).

  • Chiedere ai vostri amici di ritrasmettere i vostri stessi messaggi con costanza. Questo è già poco etico se avviene attraverso l'Instant Messaging e via email, figuriamoci su Twitter. La verità è una: se i vostri messaggi sono sufficientemente importanti, saranno ritrasmessi spontaneamente. Non c'è ragione di chiedere a qualcuno di farlo. Tra l'altro, se effettivamente non inviate qualcosa di rilevante, non c'è proprio alcuna ragione perché i vostri messaggi siano ritrasmessi.

  • Non dare caratteristiche umane al vostro profilo utente. Twitter riguarda anche le relazioni personali: inserite almeno un avatar e un minimo di autobiografia, fate sapere alla gente chi siete. E rendete facile al prossimo contattarvi al di fuori di Twitter, se fosse necessario. Ciò risulta particolarmente utile se qualcuno su Twitter vuole raggiungervi direttamente in qualche modo ma non può inviarvi messaggi personali perché voi non lo state seguendo. Se qualcuno fa uno sforzo simile per contattarvi, probabilmente vuole davvero parlarvi. Di solito.

  • Inviare sempre e solo il feed RSS del vostro blog su Twitter. Se state seguendo qualcuno che fa così, seguite questo consiglio: smettete di seguirlo. Non si relazionerà mai a voi. Dunque perché avviare un rapporto con persone così narcisiste che badano solo all'autopromozione?

  • Usare Twitter come ripetitore di fatti personali e confidenziali. Se non vi soddisfa il funzionamento della posta elettronica per gestire tali argomenti, magari incontrate personalmente la controparte e chiarite faccia a faccia. Ma, di sicuro, è meglio evitare di trasmettere al mondo il vostro stizzito dissenso alla comunità Twitter che vi segue. E' poco professionale e dimostra che siete poco affidabili.

  • Sfruttare le vostre connessioni Twitter per inviare vero e proprio spam a chi vi segue. Dopo un paio di giorni, poi, non potete chiedervi perché hanno smesso di seguirvi.

  • Abusare di Twitter durante un qualsiasi momento di crisi o comunque critico. E' vergognoso quanto accaduto a Mumbai, ma non è un buon motivo per ingigantire tutto su Twitter e sfruttarlo come fosse un software di CRM (Customer Relationship Management).

  • Usare il vostro feed di Twitter come fosse una chat: si tratta di un mezzo di pubblicazione, non di scambio di dati privati. Certamente è comodo poter usare la @ per rivolgersi direttamente a qualcuno, purché si faccia con moderazione (gli altri lo leggono ugualmente).

Per enfatizzare quest'ultimo punto, la Weinberg narra un breve aneddoto, di un amico che lamentava proprio quella circostanza e che suggerisce a gran voce, ancora una volta, di non abusare del feed di Twitter.

Occhio, quindi, a questi pochi suggerimenti e senz'altro si verrà meglio accettati dalla community, con maggiore soddisfazione e più consapevole sfruttamento di questa potente risorsa di microblogging.

Alla prossima, in cui Tamar Weinberg dirà la sua su LinkedIn e su alcuni servizi di Social Bookmarking.

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