Netiquette 2.0: Facebook

FacebookRiprendiamo la guida proposta da Tamar Weinberg (qui il primo episodio) e parliamo stavolta di Facebook.

Nella sua disamina, Tamar propone alcuni punti fondamentali da osservare attentamente. Sono circostanze il cui presentarsi inficia, secondo la blogger, il proficuo impiego del social networking su Facebook.

Ecco cosa evitare accuratamente:


  • L'aggiungere utenti come amici senza opportune presentazioni. Se state cercando amici, (almeno, ndB) dite alla gente chi siete. Non date per scontato che gli altri vi conoscano, specialmente tenendo presente che, in effetti, in linea di massima non vi conoscono.

  • L'abusare degli inviti generati dalle applicazioni che insistono ad invitare amici a partecipare a giochi ed altro. Molti, questa circostanza non esitano a chiamarla "spam".

  • L'abusare degli inviti di gruppo. Se i vostri amici sono interessati, molto probabilmente si uniranno senza alcun "incoraggiamento". E se non accettano, non inviate richieste di gruppo più di una volta via emali, tramite il wall posting o messaggi interni a Facebook.

  • L'abusare speculativamente della foto, pensando di guadagnar "punti" attraverso le connessioni di Facebook. Ringraziare è giusto ma non dovuto: Facebook riguarda la vera amicizia e non gli affari.

  • L'utilizzare un nome falso: è incredibile quante persone aggiungono amici e p0i si scopre che il loro cognome è "Com" o "Seo". Molto probabilmente non sarete ricambiati se non siete onesti sulla vostra identità. Va ricordato che qualche tempo fa Facebook ha cancellato tutti gli account che descrivevano le utenze come entità business o come "cose". Sarebbe bello se lo facesse di nuovo, in quanto a pochi interessa aggiungere come "amico" qualcosa di indefinito o non riconducibile ad una persona. Per chi non lo sapesse, i wall post di Facebook sono leggibili da tutti i propri amici (a meno di non intervenire sulle impostazioni privacy). I fatti privati debbono essere trattati in privato: ad esempio via email o tramite i messaggi privati di Facebook.

  • Il "taggare" persone in foto poco opportune o compromettenti che potrebbero finire per costare a quelle persone molto caro, ad esempio rimettendoci il proprio lavoro. Evitare i commenti inutili, specialmente su foto d'infanzia dove magari gli amici che avete "taggato" risultano goffi o ridicoli. Inoltre, qualora qualcuno vi chieda di rimuovere tag che lo/la riguardano, non esitate un attimo e togliete immediatamente il/i tag.

Ora c'è da osservare l'immagine sulla sinistra. Essa rappresenta - spiega ancora Tamar - il numero di richieste in attesa che ha su Facebook. Se qualcuno sa di essere in attesa di accettazione dell'amicizia, pensi se per caso non ha "violato" qualcuno dei suggerimenti dati poco sopra.

C'è infine da ricordare una cosa importante. Certamente non sarà il caso di tutti, dunque la vostra opinione può variare, ma occorre comunque ricordare che alcuni - specie in campo lavorativo - non intendono minimamente entrare "in rete" con voi in uno spazio personale come quello di Facebook senza sapere chi siete, anche se vi siete fatti precedere da una buona presentazione.

Se intendete stabilire un rapporto professionale, è molto meglio usare LinkedIn. Altrimenti, cercate di costruire un buon rapporto (sempre professionale, s'intende) con qualcuno prima di farlo su Facebook. Alcuni preferiscono un incontro de visu prima di accettare richieste che entrano nella sfera privata. Dopo tutto, bisogna ricordare che Facebook era uno strumento usato dagli studenti prima di essere aperto al pubblico. E alcuni lo usano con ottica strettamente privata e non professionale. Per questo LinkedIn si presta molto di più per quel tipo di relazioni.

Un'ultima considerazione d'etichetta: è meglio lasciare quelle richieste per sempre in stato "pending" o rigettarle senza scrupoli? In molti casi, ad avviso della Weinberg, è meglio lasciarle in "pending". In futuro potrebbe ribaltarsi la situazione e si potrebbe voler rispondere affermativamente.

Queste, dunque, le osservazioni di Tamar Weinberg, il cui esame dovrebbe permettere un impiego più consapevole e meno istintivo di uno strumento, senz'altro, dalle grandissime potenzialità.

Nel prossimo post esporremo il pensiero della blogger su Twitter, tra i più popolari strumenti di microblogging.

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