La censura in Cina oltre Youtube

La censura in Cina oltre Youtube
La censura in Cina va oltre Youtube. Nonostante la decisione di bloccare l'accesso al popolare sito di videosharing per evitare la diffusione di notizie riguardo la repressione dei monaci tibetani, il governo cinese sembra voler andare oltre, richiedendo un filtraggio selettivo dei video che finiscono in rete.

Questa settimana, per esempio, la Cina ha accusato ad altri 62 siti web di aver violato la nuova legge mostrando video e audio senza autorizzazione. E ancora ieri altri 32 siti sono stati penalizzati per aver infranto questa legge, 25 dei quali non disponevano della licenza necessaria.

Ma non tutto il Partico Comunista è d'accordo con questa legge: in fondo, ogni minuto passato da un cinese a guardare il video di uno "scoiattolo che fa sci acquatico" è sempre un minuto non passato a guardare i video della repressione dei monaci tibetani, della corruzione, o della disparità economica.

Sina.com, il più grande portale in Cina, sta spendendo milioni di dollari per aggiornare le proprie infrastutture in anticipo per le Olimpiadi. Sebbene i giochi Olimpici potrebbero essere una cosa del tutto innocua, i recenti inviti al boicottaggio internazionale hanno fatto preoccupare i politici cinesi.

In Cina il blocco dei siti e il filtraggio delle notizie limiterà di molto l'accesso ai contenuti. Non tutti, infatti, considerano siti come Youtube come una minaccia e la Cina lo sa. Ora che la Cina ha la percentuale di accessi ad Internet più elevata al mondo, è più che mai determinata ad esercitare il controllo sui nuovi media, fino a richiedere la registrazione per l'accesso ai Net-cafè.

Via | Arstechnica.com

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