La nuova strategia dell'FBI contro la pedofilia online

La nuova strategia dell'FBI contro la pedofilia onlineL'FBI ha recentemente introdotto una nuova tecnica di indagine per scovare i pedofili su Internet: la pubblicazione di link che conducono a fasi contenuti illegali. In realtà cliccando sui falsi link si viene indirizzati verso contenuti indecifrabili e immagini innocue.

Come dichiarato da News.com, i giudici americani hanno considerato legittima questa strategia, nonostante i problemi derivanti dall'intrappolamento degli utenti e il tracciamento dei loro movimenti. Ci si chede, infatti, se chi clicca su un link che non contiene alcuna immagine di pornografia infantile debba essere automaticamente considerato un criminale.

Roderick Vosburgh, uno studente del Temple University, insegnante di storia presso l'Università La Salle, ha subito una irruzione in casa nel febbraio 2007 dopo aver presumibilmente cliccato su uno di questi link FBI. Gli agenti avevano bussato alla sua porta alle 7 del mattino, dichiarando che volevano parlare della sua auto. Una volta che ha aperto la porta gli agenti lo hanno buttato a terra e ammanettato.

Vosburgh è stato accusato di violazione del diritto federale, secondo una legge che criminalizza i "tentativi" di scaricare pornografia infantile con un massimo di 10 anni di carcere. L'udienza del caso è prevista per il 22 aprile, in occasione della uale Vosburgh potrebbe affrontare due o tre anni di carcere.

La tecnica adottata dall'FBI apre ad un ventaglio di possibilità e dubbi. Utilizzando la stessa logica e le argomentazioni giuridiche gli agenti federali potrebbero inviare email con milioni di falsi link a contenuti pornografici e quindi spiare gli utenti.

L'idea che l'FBI applichi questa tecnica è un po' triste, oltre che diffondere uno stato di paura perenne. Alcuni dei lik utilizzano l'hostname uploader.sytes.net. Sytes.net è ospitato sui server di no-ip.com che forniscono un dominio dinamico per 15$ all'anno.

Con i log registrati degli indirizzi, l'FBI ha avviato le procedure di identificazione ai relativi provider Internet per consocere le identità degli utenti, ottenendo poi i mandati di perquisizione per queste persone.

Fino ad ora la strategia degli avvocati difensori di avanzare l'ipotesi di trappola informatica non ha avuto molto successo. Chi ha cliccato su quei link, infatti, non ha subito pressioni da nessuno. Il risultato potrebbe essere diverso, infatti, se l'FBI avesse cercato di incoraggiare gli utenti a cliccare su quei link.

Via | News.com

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: