Le reazioni della rete al caso Peppermint

Le reazioni della rete al caso PeppermintLa notizia che ha chiuso definitivamente il caso Peppermint ha scosso le opinioni degli utenti. La sentenza ha stabilito chiaramente che una società privata non può svolgere operazioni di spionaggio verso gli internauti. Un caso che permetterà al mondo del P2P di sopravvivere per un po' di tempo, probabilmente, fino a che le Istituzioni non si decidano a creare una legge apposita.

Tuttavia rimangono ancora alcuni punti oscuri sulla vicenda. In primo luogo c'è il problema dei risarcimenti. Perchè tra gli utenti raggiunti dalla lettera di intimidazione (circa 4000) alcuni, spaventati, hanno deciso di pagare. Il Garante, per questo, potrebbe avanzare una seconda richiesta, per ottenere il risarcimento nei confronti di chi ha pagato. Come riportato da Altroconsumo, è possibile richiedere un risarcimento per "danno biologico ed esistenziale" all'indirizzo peppermint@altroconsumo.it.

Questo è sicuramente una notizia importante a livello internazionale. Pensate ai casi di spionaggio da parte di RIAA e MPAA. E' vero che negli Stati Uniti vigono leggi differenti, ma il caso Peppermint rappresenta un precedente di cui tenere conto. Ma non è finita qui: la sentenza stabilisce che una società privata non può svolgere attività di spionaggio. Ma i corpi di polizia si. Il P2P rimane comunque una attività illegale se utilizzato per condividere e scaricare materiale protetto da copyright. E' ovvio che la strada della legislazione è ancora lunga e tortuosa. Intanto speriamo che lo studio legale Mahlknecht & Rottensteiner (che rappresenta la Logistep) aggiorni la sua pagina in merito alla vicenda.

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