Corte Europea sul P2P: considerazioni e prime reazioni

Le vicende legate al comportamento degli organi governativi nei confronti del P2P sembrano non avere mai fine, capovolgendosi come ormai ben sappiamo da un giorno all'altro.

In un clima contraddistinto da una tale incertezza e dall'interesse contrapposto di majors ed utenti, non ha fatto maggiore chiarezza nemmeno il recente intervento della Corte di Giustizia Europea, chiamata a pronunciarsi nella causa spagnola che ha visto contrapposte Promusicae (associazione musicisti iberica) e Telefónica de España (ISP), all'interno della quale in soldoni la prima chiedeva alla seconda di metterle a disposizione i dati relativi agli abbonati colti nell'atto di scambiare musica tramite KaZaA.

Se da un lato la Corte si è espressa in maniera favorevole per gli utenti, sostenendo che nelle cause civili la privacy debba venire prima della tutela del diritto d'autore stesso, a mettere in chiaroscuro la sentenza è quanto riportato nel seguito del testo: pur invitando gli Stati Membri a salvaguardare la privacy infatti, non è presente una vera e propria indicazione unica valida per tutti essi, anzi viene rimandata alla responsabilità di ogni singolo Governo la regolamentazione legislativa in materia di diritto d'autore.

Il tutto ci prende decisamente in contropiede, destando inoltre non poca preoccupazione: vista la tendenza dell'Unione Europea ad uniformare le direttive in materia di legislazione dei suoi Membri, non è sciocco temere a questo punto che tutto ciò possa essere frutto della pressione operata dalle majors verso gli organi di Bruxelles. Allo stesso modo, dare responsabilità ai Governi in questa materia potrebbe creare gravi differenze tra nazioni appartenenti alla stessa Unione Europea, provocando accese proteste.

In seguito alla sentenza inoltre, l'IFPI (organo rappresentante l'industria discografica) ha colto subito la palla al balzo, interpretando tutto quanto a modo proprio, sostenendo cioè che la Corte di Giustizia avrebbe dato chiare indicazioni invitando le singole nazioni a regolamentare la possibilità d'accesso a dati personali in caso di cause civili, raggiungendo l'equilibrio tra tutela della privacy e salvaguardia del diritto d'autore che, sempre secondo IFPI, non può essere ignorata o trascurata.

Via | Arstechnica.com

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