Destroy the Joint: Facebook blocca l'account di un attivista contro il sessismo

Posta un'immagine per una campagna contro il sessismo e si ritrova l'account bloccato su Facebook: è successo a uno degli amministratori della pagina Destroy the Joint.

Dopo avere annunciato maggiore severità nei controlli e investimenti per migliorare le procedure di censura di materiale offensivo, Facebook commette un clamoroso autogol: uno degli amministratori della pagina Destroy the Joint si è infatti ritrovato il proprio account bloccato, dopo aver postato un'immagine parte di una campagna contro il sessismo.

L'immagine postata sulla pagina, che si presenta come destinata a "persone stanche del sessismo ai danni delle donne in Australia", protestava in realtà anche contro lo stesso social network, accusato di bloccare immagini di allattamento al seno permettendo però la pubblicazione di contenuti incitanti alla violenza contro le donne. Invitando a usare l'hashtag #FBrape per far sentire la propria voce, il banner (comunque ancora online) rimanda alla campagna di Women Action Media di cui abbiamo parlato pochi giorni fa.

La reazione


Come facilmente immaginabile, gli amministratori della pagina non l'hanno presa affatto bene. Ecco le parole di Jenna Price, ai microfoni del Guardian:

"Forse pensano che siamo responsabili della controversia sulle loro regole di moderazione e questa è una specie di vendetta, ma in realtà credo che i loro moderatori non stiano esercitando il giusto grado di giudizio. [...] Il problema per me è che quando riportiamo cose come violenza, sessismo o misoginia contro donne, ci dicono che va tutto bene."

Un clamoroso autogol, come dicevamo, che speriamo possa contribuire a dare un'effettiva "sveglia" a chi di dovere all'interno di Facebook, considerando l'attuale paradosso tra tipi di contenuti permessi e non sul social network evidenziato anche dall'immagine "incriminata".

  • shares
  • Mail