Google e l'infinito, le poesie del riempimento automatico

Google è un poeta migliore di certi cantautori dell'epoca di MTV, o per lo meno è molto prolifico. Scoprite con noi alcune delle più divertenti "poesie del riempimento automatico" del search engine.

Google e le poesie della ricerca automatica

Anche grazie ad un fortunato blog in inglese, presente anche su Twitter (ed a qualche similare esperimento italiano), sono pian piano venute alla luce le “tendenze poetiche” di Google. Il motore di ricerca, infatti, se debitamente stimolato nel suo algoritmo di auto-riempimento, riesce a partorire delle strane “poesie” involontarie.

I poemi dell’autoriempimento


Google e le poesie della ricerca automatica

Si può immaginare che un computer possa diventare un poeta? Asimov l'ha fatto, ma molti risponderebbero subito di no, che solo la mente umana può generare la bellezza letteraria. Probabilmente è vero, ma un computer, come d’altro canto fanno la natura e la chimica, riesce a creare facilmente l’ordine dal caos. Senza neppure volerlo.

E sebbene non sia particolarmente “bello”, né evocativo, è di sicuro dannatamente divertente.

Come funziona, e come giocare

Come certamente tutti sapete, Google suggerisce automaticamente come continuare le nostre ricerche, per risparmiarci la noia di scrivere intere frasi. Nel caso ci siano più possibilità, vengono offerte più frasi differenti. Le “poesie” di cui andiamo favellando sono quelle create dall’accostamento di tali suggerimenti, che generalmente sono un misto di:

  • Ricerche più rilevanti
  • Ricerche più popolari
  • Ricerche che abbiamo già fatto o similari
  • Ricerche dei nostri amici
  • Google infatti ci tiene d’occhio e raramente si trattiene dall'offrire un minimo di personalizzazione dei nostri risultati. Questa è la ragione per cui gli avvocati della privacy sono dannatamente preoccupati da Google, e l’uso poco trasparenze delle informazioni personali è il fulcro della campagna Scroogled di Microsoft.

    Google e le poesie della ricerca automatica

    In questo particolare caso, tuttavia, la cosa gioca in un certo senso a nostro favore, perché ognuno riuscirà a ottenere de suggerimenti più o meno differenti. Le vostre poesie saranno diverse dalle mie, insomma.

    Per indurre Google a creare basta un po’ di pazienza e fantasia. Inseriamo dei termini di ricerca e guardiamo i suggerimenti dell’autocompletamento. La maggior parte delle volte non sarà niente di intelligibile, ma prima o poi qualche gemma salterà certamente fuori.

    Alcuni poemi

    Abbiamo qui raccolto un po’ di queste somme opere d’arte, alcune belle, altre meno, tutte quante piuttosto strane ed imprevedibili. L’inglese sembra essere una lingua migliore per ispirare il motore di ricerca, ma a dire il vero anche la lingua di Dante e Leopardi si difende bene.

    Siccome ogni frase inizia alla stesso modo, generalmente le migliori sono quelle con l’ultimo verso a sorpresa, anche se ci sono alcune composizioni mirabilmente coerenti. Buona serendipità a tutti.

    Google e le poesie della ricerca automatica

    Google e le poesie della ricerca automatica

    Google e le poesie della ricerca automatica

    Google e le poesie della ricerca automatica

    Google e le poesie della ricerca automatica

    Google e le poesie della ricerca automatica

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