Anonymous Tango Down, arresti e perquisizioni in Italia

La Polizia Postale ha condotto un’operazione importante contro un gruppo di hacker, cybercriminali che si celavano dietro il nome di Anonymous. Secondo le autorità non si trattava di “hacktivisti”, ma di semplici e “furbi” criminali.

La Polizia Postale ha condotto un’operazione importante contro un gruppo di hacker, cybercriminali che si celavano dietro il nome di Anonymous. Secondo le autorità non si trattava di “hacktivisti”, ma di semplici e “furbi” criminali.

La stampa celebra l’attacco contro Anonymous, parla di “duro colpo agli hacker italiani”: l’operazione “Tango Down”, così chiamata perché tale è nel gergo di Anonymous il segnale dell’abbattimento di un sito, ha portato a 4 arresti e 10 perquisizioni in tutta Italia. La Polizia, invece, resta stranamente blanda sulle filosofie e motivazioni alle spalle del movimento Anonymous, e descrive i sospettati quasi come dei “traditori” della causa.

La Procura: criminali comuni con la maschera di Guy Fawkes

Quelli che sono stati arrestati sono accusati di essere una sorta di “anello” di cybercriminali all’interno del movimento, responsabili di attacchi ai siti di Vaticano e Parlamento e ad altri poli informatici governativi ed aziendali. Tutto questo è abbastanza coerente con le attività di Anonymous, che non è un’organizzazione, ma un movimento di popolo molto caotico ed eterogeneo.

Quello che secondo il CNAIPIC (Centro Nazionale Anticrimine Informatico per la Protezione delle Infrastrutture Critiche) e la Procura di Roma non torna è che i 4 arrestati agivano per fini personali non meglio specificati. Si “celavano dietro il nome di Anonymous” ed “approfittavano della notorietà del movimento”, sfruttandone i simboli.

Purtroppo non risulta molto chiaro quali possano essere questi “scopi personali”, tuttavia, né come mai la Procura abbia scelto di mettere dei distinguo attorno ai quattro presunti hacker, che, sempre secondo le autorità, sarebbero stati dei leader per il movimento.

C’è stata una soffiata?

Se devo esprimere un parere personale, si tratta di una strana interpretazione dei fatti, piuttosto diversa dalla netta condanna di Anonymous (e dell’ancora più arrabbiato gruppo LulzSec) che è stata emessa dalle autorità dopo simili retate avvenute in altri paesi.

Potrebbe essere stata una soffiata da parte di qualche membro di Anonymous “scontento” ad incastrare i 4 hacker e causare le 10 perquisizioni? Questa accusa nei confronti delle motivazioni personali suona quasi come una possibile lotta tra correnti di pensiero sulla leadership del movimento. La guerra interna è un’ipotesi fantasiosa ma non certo impossibile: è stato proprio un “tradimento” a distruggere LulzSec dall’interno, dopo tutto.

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