Bitcoin, il 45% dei cambiavalute fallisce (e si tiene il denaro dei clienti)

Il mercato dei Bitcoin è duro e pericoloso. Esiste una schiera di cambiavalute, ma la loro posizione non è invidiabile. Eccetto i più grossi, c'è il 45% di possibilità che falliscano a seguito di un attacco, portando via con se i soldi dei clienti

Secondo due scienziati informatici americani, Tyler Moore e Nicolas Christin, il 45% dei cambiavalute impegnati nei bitcoin fallisce e per giunta è incapace di restituire i soldi ai clienti. È l'ennesimo attacco all'immagine della valuta informatica, di recente un bersaglio per le attenzioni (spesso poco positive) di stampa ed analisti economici.

Hacker, una minaccia molto concreta

La ricerca di Moore e Christin ha analizzato la vita di 40 di questi cambiavalute online, presenti da quando il Bitcoin è stato introdotto. Di questi, 18 sono andati “in rovina”, ed è ancora più indicativo che 13 abbiano chiuso senza preavviso ed i restanti 5 in seguito ad attacchi informatici che ne hanno minato l’infrastruttura, la fiducia del pubblico e di fatto l’intero business.

Di quelli rimasti “vivi”, altri 4 sono rimasti vittima di attacchi seri e potenzialmente letali, ma sono rimasti in piedi nonostante il colpo. Secondo Moore e Christin gli hacker "ci vedono benissimo" e sanno perfettamente chi colpire, anche perché i cambiavalute con un volume di business più elevato sono anche quelli che subiscono il maggior numero di problemi in questo senso.

Secondo i dati raccolti dai due studiosi l’apertura di un cambiavalute in Bitcoin è quindi un’impresa estremamente rischiosa, al punto che si può valutare come l’aspettativa di vita di questo business sia di 381 giorni, con il 29,9% di probabilità di chiudere baracca entro il primo anno di vita.

Gli utenti inoltre rischiano di perdere i soldi investiti nelle transazioni se un cambiavalute fallisce nel momento sbagliato. Dei 18 che sono andati “sott’acqua”, solo sei hanno restituito i soldi - almeno secondo i dati, non proprio certissimi, raccolti dai due universitari.

L’ultima variabile che non viene calcolata nella ricerca è la fiducia del mercato. Alcuni exchange hanno chiuso perché gli utenti sentivano semplicemente di non fidarsi - Moore e Christin non hanno trovato un modo per quantificare questo fenomeno.

Il caso di Mt. Gox, il grande sopravvissuto

Al di fuori da queste statistiche c’è il più grande tra i cambiavalute Bitcoin, Mt. Gox. Questa ex-piattaforma di scambio di carte di Magic: The Gathering ha subito una serie di attacchi spaventosa. Non si parla soltanto di ladri e rapitori di identità, ma anche di DDoS scagliati contro questo “potere forte” della piccola economia Bitcoin allo scopo di manipolare il valore della valuta.

La sua continuata sopravvivenza è dovuta anche al volume degli affari, dato che Mt. Gox è capace di arrivare a 40.000 transazioni giornaliere, oltre 20 volte sopra alla media degli altri concorrenti. Il paradosso è che bisogna essere grossi per vivere, ma più si è grossi più si è aggrediti dai cybercriminali.

Via | Wired

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