Reuters licenzia il responsabile dei social media, "Twittava inesattezze"

Twittare freneticamente tutto quello che passa per la testa? Se sei l'editor responsabile dei social media della Reuters allora forse non è una buona idea, come ha scoperto Matthew Keys. Ma sarà poi vero?

La Reuters non sembra essere molto tollerante con il comportamento medio degli utenti del social media - Quelli che conosciamo tutti, più pronti a retwittare che a pensare. Almeno, questo è quello che penso leggendo del licenziamento di Matthew Keys, fino a ieri vice-editor dei social media dell’agenzia stampa.

Un “bimbo prodigio” problematico dei social media

Matthew Keys aveva già dato dei problemi, il genere di guaio che sembrava avergli garantito il supporto dell’azienda: a metà marzo è stato accusato di aver aiutato Anonymous nel violare i siti dei media, un’accusa che in America potrebbero costargli fino a 25 anni di reclusione - Abbiamo già parlato delle leggi USA, che non sono troppo razionali in materia.

Nonostante la Reuters sembri aver fatto quadrato attorno al collaboratore, si è comunque "vista costretta a sospenderlo" pur erogandogli lo stipendio.

Nel frattempo Keys non è riuscito certo a star lontano da Twitter, e quando sono esplose le bombe a Boston ha iniziato a condividere tutto quello che ha trovato. Sono stati parecchi a comportarsi così, ma Keys sembra essere stato particolarmente estremo, visto il proprio lavoro che sarebbe proprio quello di filtrare le notizie. Solo venerdì ha twittato 383 volte, e molti utenti si sono resi conto che la percentuale di inesattezze e disinformazione è stata piuttosto elevata.

Un vero e proprio stream of consciousness condiviso con il mondo di ogni parola, idea o voce rimbalzasse in quei momenti convulsi sulla rete. A difesa di Keys posso dire che con una mano twittava, e con l'altra era subito pronto a ritrattare le informazioni che scopriva essere inesatte. Ma non sarebbe stato forse meglio aspettare ed essere sicuro prima di condividere?

Rumore di fondo

Chiunque può aprire un account e retwittare ogni singola cosa che attiri l'attenzione. Ma per noialtri non è quello a rendere Twitter e gli altri social media interessanti - è il suo esatto opposto, la capacità di attirare critici e pensatori, anche solo per abbattere ogni singolo stupido pettegolezzo o idea cretina.

Quando apri Twitter, per essere davvero utile non devi sparare a caso, devi condividere con il mondo del pensiero significativo. Altrimenti sei solo rumore di fondo che deve essere abbattuto - E se hai un’immagine da proteggere, non puoi permettere al cervello di girare a vuoto. Purtroppo per Keys tutto quello che twitti resta. E potrà essere usato contro di te.

La reazione di Reuters: “We are not amused”

Reuters ha deciso di licenziarlo una volta visionato il materiale condiviso e sentite le moltissime lamentele, molte delle quali pubblicate e messe in mostra dal resto del mondo della stampa. Assieme al licenziamento, è stato emesso anche un'inevitabile comunicato:

“I tweet di Keys della settimana scorsa rappresentano la sola opinione del loro autore, non sono stati inviati per conto dell’agenzia”.

Vale comunque la pena ribadire che le condivisioni erano sull'account privato di Keys, non su quello della Reuters. Le motivazioni del licenziamento, quindi, sarebbe quella di essere stato poco professionale come giornalista in senso assoluto, non sul posto di lavoro.

Keys si è comunque difeso, e non senza muovere ottimi argomenti. Citando il fatto di aver tratto molte sue informazioni dagli scanner che monitorano il traffico di comunicazioni della polizia, spiega che avrebbe potuto essere molto più accurato se la Reuters non l’avesse privato delle email di lavoro. Per quanto trovi sensata la spiegazione, non posso impedirmi di pensare che l'espressione “sei sospeso” non gli risulti molto chiara.

Matthew Keys non ha comunque tutti i torti quando blogga: "Stavano cercando una via d'uscita facile". Il licenziamento è stato già contestato dal sindacato giornalisti newyorkese.

Come ciliegina sulla torta, Matthew ha anche accusato il suo boss alla Reuters di “rubargli” i tweet, badando bene a non retwittarli, e piuttosto alterando le frasi per non farle sembrare dei semplici copia-incolla.

Via | The Atlantic Wire

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