Password di Facebook al datore di lavoro: gli Stati Uniti discutono la legge

La password del social network potrebbe essere chiesta dal datore di lavoro in caso d'indagine nei confronti del dipendente: è polemica su un emendamento negli Stati Uniti.

Facebook

Facebook e la password dell'account data al datore di lavoro: una cosa impensabile, almeno per ora, dalle nostre parti, ma una pratica piuttosto diffusa negli Stati Uniti, dove in passato il Senato e lo stesso social network hanno dovuto intervenire per chiedere alle aziende di dare uno stop a tale pretesa.

Se la richiesta della password di Facebook in fase di colloquio sembra ormai essere stata debellata, anche se non completamente, gli Stati Uniti s'interrogano ora sulla possibilità per il datore di lavoro di ottenere le credenziali d'accesso in caso d'indagine interna. È l'oggetto di un emendamento proposto per la nuova legge sulla tutela dei dati personali, in discussione in quel di Washington, paradossalmente destinata invece a proteggere i lavoratori da tali tipi di pratiche.

Motivi e modalità


Secondo le motivazioni addotte da chi ha presentato l'emendamento, senza di esso si aprirebbe la strada a possibili attività illegali da parte degli impiegati, che potrebbero divulgare informazioni riservate sull'azienda attraverso i social network. Una tesi che secondo noi trova ben poco fondamento, visto che se così stanno le cose allora bisognerebbe controllare anche gli account email, le telefonate private e perfino le chiacchierate che i lavoratori effettuano al bar.

L'emendamento, come dicevamo, permetterebbe ai datori di lavoro di chiedere le password in caso d'indagine interna, nel caso in cui abbia motivo di sospettare un'eventuale condotta scorretta da parte del dipendente. A quest'ultimo verrebbe concesso il diritto di essere presente nel momento in cui "l'ispettore aziendale" ispeziona l'account sul social network.

I commenti


Denny Eliason, rappresentante dell'industria bancaria, ha commentato così:

"Piuttosto che affidare tutto alle autorità, abbiamo l'opportunità di lavorare con l'impiegato e indagare."

Ovviamente distante invece Dave Maass, della Electronic Frontier Foundation:

"Questo emendamento dice che hanno il diritto di entrare nelle nostre case digitali. Lascia senza parole che vogliano trasformalo in legge e permettere a tutti i datori di lavoro di farlo... il trend nazionale è di allontanarsi da questo. Il fatto che l'emendamento remi nella direzione opposta è shockante."

Via | Corriere.it

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