David Meerman Scott, una tavola rotonda con lo stratega del marketing sui social media

Importanza dei contenuti, predominio di Google, blogging e nuove regole per il proprio business. Il famoso esperto americano di strategie per il marketing attraverso i social media David Meerman Scott non è affatto spaventato dagli aggiustamenti continui delle sabbie mobili informatiche. E durante un Hangout con noi di Blogo e altri tre famosi esperti italiani di media sociali anticipa alcuni dei temi della sua prima masterclass in Italia in programma per il 9 maggio, invitato dalla eastCOM Consulting di Biagio Carrano, consulente, formatore e curatore del blog L’Immateriale.

Aggiornamento 22 marzo 2013: trovate informazioni sulla masterclass milanese di D. M. Scott a questo indirizzo.

Quando la webcam dell'Hangout a cui ero stato invitato assieme a giornalisti, blogger ed esperti di social media l'hanno inquadrato per la prima volta, non ho potuto fare a meno di notare una cosa di David: è davvero un americano purosangue, appassionato e cortese come gli esperti di commercio e marketing del suo paese sanno essere. E sa certamente vendere e vendersi piuttosto bene. Naturale: devi costantemente essere sul chi vive e offrire un'immagine infallibilmente cordiale per fare successo grazie ad Internet.

Le domande dei colleghi (il filmato dell'Hangout è a disposizione qui in alto, anche se purtroppo non è ancora integrale) l'hanno indotto a spiegare per bene la sua posizione.

Per David M. Scott Internet è la più grande rivoluzione della storia da Gutemberg ad oggi. E come la stampa, anche Internet si basa sulla parola scritta, per quanto la maggior parte dei social media comunichino tramite brevi frasi o aggiornamenti di status (vedi Facebook e Twitter) o addirittura tramite immagine come Instagram, Pinterest e Tumblr. Questa importanza data ai testi si riflette nella strategia predicata da Scott, che ruota decisamente attorno al blogging.

Immagine o Parole?

Francesco Lanza: Oggi la gente si dedica ai tweet, a ricevere e condividere informazioni in grandi volumi ma in formato mignon. Il blogging è ancora rilevante, riesce a farsi sentire oltre il rumore di fondo di Twitter, Facebook e gli altri?

David Meerman Scott: Io continuo a pensare che i contenuti testuali sotto forma di blogging siano ancora rilevanti. Concordo con te: c'è un enorme volume di rumore di fondo, ma è superabile. Mi spiego: faccio da advisor a molti business e alcuni di questi sono estremamente di nicchia. Per esempio i medici, che vanno alla caccia di pazienti, una clientela specifica per la quale vogliono sfruttare i social media, così da contattare nuove persone interessate. Se sei uno specialista la tua clientela è per forza di nicchia: un otorino che vuole espandere la clientela nell'area di Boston sa che saranno poche le persone interessate ed interessanti, ma per lui sono importantissime e sono raggiungibili con i suoi contenuti. Per questo esorto le persone ad iniziare a scrivere un blog per il loro business, perchè ci sono delle opportunità incredibili.

Ma comunque, cos'è un blog?


David Meerman Scott:

Ci ho comunque pensato parecchio e ritengo di dover fare io una domanda a te. La definizione di blog si è allargata parecchio, vero? All'inizio a "fare blogging" era una persona con il suo blog, ora invece alcuni dei siti più potenti sul web di fatto sono proprio questo, blog.
Scrivo per l'Huffington Post, che è un blog, ma anche Mashable e la BBC ormai sono blog, quindi penso che la definizione di "Blog" è diventata così vaga che usare questa parola è senza senso e sto iniziando a consigliare ai miei clienti di usare qualcosa d'altro come "sito informativo". Ma tu cosa vedi, dal tuo punto di osservazione?

Francesco Lanza: Quando avevo 23 anni ho creato e curato un blog, poi ho iniziato a lavorare nell'editoria, e fatalmente smesso con il blogging. Ho iniziato a bloggare per qualcun altro, e tutte le mie comunicazioni personali sono finite sui social network. Era lì che parlava la gente, adesso. Il blogging era rilevante nella prima decade del secolo, qui in Italia, ma ora non lo è più. I servizi di blogging chiudono dappertutto, solo quelli che non sono molto rivolti all'intercomunicazione tra utenti restano aperti, come Tumblr, che non ha un sistema per commenti veri e propri. I veri blog che restano sono media outlet, o magazine con un'altra forma. Secondo me il blogging non è più personale, è business.

David Meerman Scott: è un punto di vista interessante. Ho iniziato con il blogging nel 2004 - forse dopo di te - ma erano ancora tempi da early adopter. E te lo dico: il mio blog resta comunque e sempre il mio più importante metodo di marketing personale.

Google is king


David Meerman Scott:

La ragione è Google. Il motore di ricerca non raccoglie bene i contenuti di Twitter, nè di Facebook. I miei post hanno altissimi risultati su Google e questo mi porta 500 persone al giorno, persone che mi trovano grazie ai contenuti che ho pubblicato, spesso senza neppure sapere chi sono.

Francesco Lanza: Va bene, ma c'è un problema: leggiamo sempre di più di come Google inizi a trascinare l'attenzione su se stesso e non sul blogger. Gente che aveva un blog fiorente, magari molto tecnico e di nicchia, vede il suo traffico spostato senza alcuna ragione verso siti che Google desidera promuovere come eHow.com, per esempio. Se Google ti vuole "sabotare", lo fa. E non puoi farci nulla.

David Meerman Scott: Ho visto succedere cose simili, è verissimo. Una cosa che ho notato avere successo è quella di mettere un profilo su Google+. Ovviamente appartiene a Google *ride* è una specie di "porta secondaria" per rientrare nelle attenzioni del motore di ricerca.

Francesco Lanza: Ma questo è un vero e proprio ricatto da parte di Google, vero?

David Meerman Scott: Sì, ma immagino che se vuoi essere su Google, allora devi giocare con le sue regole.

L’intervista continua e non tutti sono d’accordo con me, anzi - In particolare Luca Conti sottolinea quanto il blogging stia bene, sia in salute e significativo. Consiglio a tutti di seguire questa tavola rotonda e sentire quello che David Meerman Scott ed i miei colleghi hanno da dire - Informazioni terribilmente rilevanti per fare il punto della situazione dei social media.

Conclusioni


In definitiva quello che ho tratto da questo incontro è una conferma di quello che già supponevo: grandi o piccoli, dobbiamo tutti fare i conti con un Google sempre più onnicomprensivo, che come la Ruota della Fortuna di medievale memoria potrebbe decidere ogni giorno di penalizzarci o promuoverci.

Qualsiasi businessman sulla faccia della terra si ritrova nella stessa condizione di inferiorità - E non appaiono più tanto eccessivi gli appelli e le denunce di Microsoft, anche se va detto che una cosa brutta per i business non voglia dire per forza un danno all’utente regolare. Se chiediamo delle informazioni a Google ed è Google stesso a risponderci in pochi centesimi di secondo, invece di indirizzarci ad un altro sito come ha sempre fatto, allora non siamo noi a guadagnarci?

L’opportunità di affrontare in maniera più approfondita questi temi si avrà il 9 maggio, quando David terrà la sua prima masterclass in Italia ospite di Biagio Carrano, consulente di marketing strategico e internazionale, formatore alla Business School de Il Sole 24 ORE e curatore de L’Immateriale (lo trovate su Twitter come @l_immateriale). Per ora non ci resta che seguire David sul suo blog e su alcune delle pagine dedicate al suo primo incontro milanese.

Nota 22/03/2013: Originariamente l'articolo citava erroneamente il IlSole24Ore come organizzatore dell'evento, mentre la testata si occuperà solo di fornire la location dell'evento futuro di David Meerman Scott. Ho rettificato le informazioni presenti nell'articolo.

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