Seul, attacco hacker a banche e TV. Sono stati i nord coreani?

La minaccia nucleare da un lato, quella informatica dall’altro: i Nord Coreani non hanno nessuna paura di interpretare il ruolo di stato canaglia. Anzi, si sentono forti del controllo totale sul proprio territorio, una morsa di ferro autoritaria dai toni quasi religiosi.

Le armi “non convenzionali” dei nord coreani


Pyongyang è forse responsabile dell’attacco che ha messo in crisi i network televisivi di Seul ed i sistemi informatici di due delle sue maggiori banche, o almeno così gli analisti sembrano convenire.

La Reuters si dice persuasa che tutte le piste portino al Nord, tramite un server violato in Cina. Questo mi fa pensare subito alla lamentela tipica dei cinesi, quella di essere uno degli stati più bersagliati del mondo dagli hacker. Il paese di Mao, quindi, fa da autostrada e base di lancio per gli hacker orientali, anche quando non sono coinvolti i suoi militari.

La Corea del Sud è altrettanto convinta e le sue accuse sono circostanziate. Jang Se-yul è un disertore del Nord che ora lavora per l’altra metà della Corea. Quando era ancora oltreconfine dice di aver frequentato un college militare in cui gli hacker venivano addestrati allo scopo di formare un corpo speciale di 3.000 specialisti, di cui 600 hacker professionali.

Di sicuro Pyongyang non può accedere a mercenari e “contractor” locali, perché Internet non è diffusa: tutta la sua forza lavoro di hacker deve essere educata direttamente per lo scopo. Secondo Jang, che come tutti i rifugiati ha l’interesse di generare allarme, la Corea del Nord ha la capacità di abbattere una città con un attacco stile cyberwarfare.

Seul è impreparata


Sto scrivendo questo articolo su un PC con componenti coreani, accanto a me c’è un telefono Samsung ed il monitor TV sull’altro tavolo è LG. Una vasta percentuale dei gadget di livello tecnologico più elevato che abbiamo sotto mano sono coreani del tutto o in parte, eppure le difese informatiche di questo paese dei contrasti sono evidentemente penose.

In un panorama di pericolo e insicurezza, nessun paese è davvero pronto ad affrontare gli attacchi di questo genere, questo va detto. Missili nucleari che colpiscono Manhattan sono solo un delirio del regime, ma continui fastidi e danni miliardari alle infrastrutture informatiche potrebbero diventare invece una triste realtà - Se questo è il risultato di Pyongyang che flette i muscoli, allora quest’anno vedremo di peggio.

Nel 2011 secondo il produttore di antivirus McAfee la Corea del Nord iniziò un massiccio DDoS contro i sistemi dei nemici sudisti, soprannominato “10 giorni di pioggia”. Questo secondo attacco è molto meno sofisticato e potente, e forse è solo qualcosa di indipendente dalle volontà governative, fattostà però che sono oltre 32.000 i computer vittime dell'assalto. Finora, comunque, non sono giunte rivendicazioni di sorta.

Foto | Flickr
Via | Reuters/Yahoo! News

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