Google assolto dal processo Vividown, sentenza contro il filtro preventivo dei contenuti

Google VividownCome sapete, Google è stato assolto dal processo Vividown, che aveva portato alla condanna a sei mesi di ben tre presunti responsabili.

Nel 2006 una ragazza aveva caricato un filmato che ritraeva un minorenne disabile insultato e minacciato dai compagni di scuola di un istituto tecnico di Torino; Mountain View fu accusato di non aver applicato una sorta di censura preventiva, quindi un controllo dei contenuti, perché “il Web – chiarì il giudice – non può essere una sconfinata prateria, dove tutto è permesso e niente può essere vietato”. La situazione è cambiata con la Corte, che ha invece ritenuto assurdo che un gestore dovese provvedere a una “verifica preventiva di tutto il materiale immesso dagli utenti”, proprio perché ne sarebbe stata compromessa la “libera manifestazione del pensiero”. Nel 2010 i tre manager Google erano stati condannati a sei mesi, prima di essere salvati da una sentenza del dicembre dello scorso anno, quando in appello a Milano i giudici sottolinearono che il “il fatto non sussiste”.

Oggi sappiamo quali sono le motivazioni della sentenza: Google non ha, in base all’ordinamento, obblighi di nessun tipo in questo senso, almeno a livello preventivo; per i giudici d'appello, insomma, era la ragazza che aveva “l'obbligo di acquisire il consenso al trattamento dei dati personali”. “Non può essere ravvisata – hanno spiegato i giudici – la possibilità effettiva e concreta di esercitare un pieno ed efficace controllo sulla massa dei video caricati da terzi, visto l'enorme afflusso di dati”.

Filtri preventivi, dunque, sarebbero a dir poco assurdi. Siete d'accordo?

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