Soldato israeliano pubblica su Instagram un bimbo nel mirino

Gli israeliani sembrano avere un rapporto tutto particolare con i social network. L’ennesima conferma di questo comportamento viene dalla foto che un giovane soldato ventenne ha pubblicato su Instagram: il mirino del suo fucile inquadra la nuca di un bambino, il tutto decorato da un ridicolo filtro seppia.

Una muta, inequivocabile testimonianza degli effetti che l’occupazione militare causa su entrambi i lati di questa voragine sociale.

Abbiamo avuto modo di discutere anche delle spregiudicate uscite del giovane, dinamico team dei rapporti pubblici dell’IDF, prontissimo ad ingaggiare su Twitter una spietata battaglia mediatica contro gli oppositori, ed allo stesso tempo apprendiamo di come un altro soldato sia stato condannato a 14 giorni di carcere militare per essersi postato su Facebook accanto a prigionieri palestinesi bendati ed ammanettati. I social network banalizzano il male e la tragedia? Non proprio: semplicemente qui l'insensibilità è diventata totale.

L’indagine criminale nei confronti di quest’ultimo è naufragata, ed il militare ha subito soltanto i "normali" provvedimenti disciplinari del caso. Per quanto riguarda invece il giovane responsabile del malaugurato post su Instagram, il suo scatto tanto orrorifico quanto simbolico è stato frettolosamente rimosso.

Inutile dire che la reazione dei social media è stata violentissima, gli insulti ed il disgusto sono piovuti sul soldato da tutto il mondo non appena la foto è stata diffusa. L’account del ragazzo è stato chiuso, ed al momento sappiamo che il soldato sarà sicuramente soggetto alla solita, burocratica azione disciplinare.

Anche noi spesso ci troviamo di fronte ad amici più o meno giovani che condividono aspetti della propria vita che dovrebbero per forza restare privati, ma qui scopriamo un inferno differente. I militari di leva israeliani non sono diversi dai coetanei di nessun’altra nazionalità - non stupisce che in una situazione di così grande stress ed orrore si diventi stupidi ed insensibili nel modo peggiore possibile. Se aggiungiamo la possibilità di condividere con il mondo le proprie esperienze senza neppure la necessità di fermarsi a pensare, abbiamo tutti gli ingredienti di situazioni terribili e grottesche come questa.

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: