La visita di Schmidt in Corea del Nord, "Il paese deve aprirsi al web, è ora"

Molto interessanti le esternazioni di Eric Schmidt, direttore esecutivo di Google, che racconta qualcosa del suo viaggio in Corea del Nord. Meno importanti ma forse ancora più affascinanti quelle della sua figlia diciannovenne Sophie Schmidt, che ha potuto ammirare questo strano paese e raccontarlo con candore.

Di suo Eric Schmidt spiega di come si sia impegnato a discutere con fervore con le autorità locali di come sia necessario che il paese si apra ad Internet, altrimenti il rischio è davvero quello di essere lasciato indietro per sempre dall’economia globale.

Non credo di poter dare lezioni di economia politica al diplomaticissimo Schmidt, anche quando dico l'ovvio: la Corea del Nord non potrà mai fornire un accesso al web ai suoi cittadini, visto che li contiene dentro una bolla di oscuramento che occulta le realtà dei paesi circostanti. Anche la Cina, con tutti i suoi contrasti, è un paese in cui il cittadino è in grado di comunicare con l’esterno e vive in una “normalità” quotidiana straordinaria, che noi occidentali tendiamo a non accettare come vera.

In Corea del Nord, invece, è un pianeta diverso. Manca cibo, mancano trasporti e manca riscaldamento, tanto per dirne una. Secondo Schmidt l’apertura alle nuove tecnologie di comunicazione sarebbe quel tipo di passo avanti tecnologico ed economico che potrebbe "riaccendere" il paese - letteralmente, visto che spesso manca anche la corrente.

“Quando Internet inizia a svegliarsi in un paese, i suoi cittadini possono costruire sulle sue fondamenta. Ma il governo deve fare una cosa, prima: aprirsi ed aprire Internet rendendolo libero”.

Schmidt nota che le infrastrutture non sono assenti. Esiste una rete 3G costruita assieme agli egiziani che potrebbe supportare il traffico dati - cosa che non fa per scelta delle autorità. I nord coreani insomma potrebbero usare gli smartphone, ma non gli è concesso.

Che Schmidt sia un po’ “disconnesso” dalla realtà? Forse. Sophie Schmidt, invece, dice quello che vede. Le impressioni più toccanti? Il gelo di gennaio in tutti gli edifici e la PC-room dell'università: 90 individui immobili davanti ad altrettanti schermi accesi a non fare nulla, come figurine di gesso. Consiglio a tutti di leggersi il suo racconto, come altri racconti di viaggio di chi è stato in Corea del Nord - un paese che (per quanto strano possa sembrare) merita di essere visto da vicino.

Via | The Next Web

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