Google+ guadagna utenti, ma molti sono "costretti"

Secondo il Wall Street Journal la guerra che Google sta combattendo sul fronte social contro Facebook e Twitter non è molto pulita, anzi, il relativo insuccesso di Google+ sta venendo diluito e riconvertito in successo tramite l’acquisizione coatta di nuovi utenti.

Ma chi sono questi forzati di Google+, queste vittime che il motore di ricerca arruola di nascosto come la marina britannica ai tempi di Napoleone? La risposta è anche troppo facile, tutti quelli che creano un account di Gmail, di YouTube, di Google Doc.

Sono già mesi che la creazione di un account di Gmail porta quasi inevitabilmente alla generazione di un profilo pubblico su Google+. Nel mio caso, per fare un esempio, mi sono ritrovato con due diversi account di Google+ a mio nome senza rendermene quasi conto - La mia mail di lavoro usa la piattaforma di Gmail ed è separata da quella personale, ma il nome (e guarda un po’) l'individuo che ci stanno dietro sono gli stessi. Ed ora soffro di personalità multiple.

Non sono certo l’unico ad aver provato fastidio di fronte a queste pratiche piuttosto invasive negli ultimi 12 mesi. Il “guardiamarina” Will Wheaton, una particolarissima celebrità, già si lamentava tempo fa del cambio di politica su YouTube.

Secondo il WSJ la colpa di questa pratica è tutta da attribuire a Larry Page, aggressivo come non mai nello spingere Google+ verso un futuro di gloria radiosa, che nella realtà dei fatti si è rivelato poco più funzionale del terribile Piano 17, una strategia che ha incastrato l’esercito francese nel Primo Conflitto Mondiale 99 anni fa.

Con tutti i suoi difetti Google+ è vitale per la buona salute delle casse di Google, garantendo un vantaggio insito nelle attività social: la capacità di collegare le attività di un utente al suo vero nome, alla sua identità “umana”.

Il problema è che il profitto di Mountain View non è sempre quello dell’utente. Quando ci logghiamo su Facebook ormai siamo abituati ad attenderci di vedere le facce dei nostri amici usate per pubblicizzare funzioni oppure giochi online che usano di tanto in tanto, lo stesso non vale per i servizi di Google che usiamo per alcune necessità primarie di comunicazione o lavoro.

Un caso piuttosto specifico che il WSJ cita sono le recensioni dei prodotti scaricati dal Google Play Store. Un tempo erano anonime, ora sono collegate a Google+, che lo si voglia oppure no. E presto sarà così per la maggior parte delle interazioni di carattere sociale che richiedono la presenza del nostro account di Google.

È inevitabile che questo aumenti l’utenza di Google+, esattamente come le interazioni del “collegati usando Facebook” potenziano il grande social network. In entrambi i casi si tratta di utenti che usano il social network “passivamente”, anzi, direi che sia il social network ad usare loro. Almeno nel caso di Facebook chi si iscrive sa perfettamente a cosa va incontro.

Via | Wall Street Journal

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