Instagram non può vendere le vostre foto, le chiarificazioni del CEO Systrom

Instagram ha dovuto aderire alle politiche sulla privacy di Facebook, il suo nuovo padrone. Una volta esaminati i termini di servizio, però, è scoppiato un putiferio: il legalese usato nel contratto implica fortemente il diritto di Instagram di vendere la licenza all’uso delle vostre foto. Si sono immediatamente scatenate la furia e le ritorsioni degli utenti.

In realtà secondo le leggi americane questo non è possibile, o almeno così spiega The Verge. Usare la foto in una pubblicità 99 volte su cento significherebbe alterarla, ed Instagram non ha la licenza per quello, dato che la proprietà delle foto è dell’utente. Se non bastasse, il CEO Kevin Systrom ha anche cercato di spiegare la posizione della sua azienda, anche se con alterne fortune.

“[…] Da quando abbiamo fatto queste modifiche, abbiamo sentito forte e chiaro che gli utenti sono confusi ed arrabbiati a riguardo dei cambiamenti”.

Secondo Systrom, gli utenti quindi sono “confusi”, ma se sono confusi è colpa dell’assurdità del linguaggio usato da Instagram nel nuovo contratto, che sembra scritto apposta per implicare l’uso delle nostre foto come pubblicità presso terze parti e senza compenso o notifica di alcun tipo.

Systrom continua spiegando l’ovvio: "Instagram è stato creato per diventare un business e la pubblicità è una delle maniere usate per fare soldi". I nuovi ToS sono creati, dice il CEO, per “sperimentare con un advertising innovativo”. Le scuse, che detto francamente hanno un tono paternalistico, continuano:

“Questo è stato interpretato da molti come la dichiarazione dell’intento di vendere le vostre foto ad altri senza compenso. Ciò non è vero e se questo significato è stato colto è un nostro grave sbaglio […] vogliamo essere chiari: non abbiamo intenzione di vendere le vostre foto.”

Da un certo punto di vista, Systrom ha ragione a suonare esasperato. I termini di servizio nella loro sostanza non sono troppo diversi da quelli di Facebook e se per questo neppure da quelli della maggior parte degli altri social media. Sempre The Verge li interpreta addirittura come MENO invasivi dei precedenti. Il “FAIL” qui è nella stesura del contratto da un lato e nell’assenza di comunicazione con gli utenti preventiva dall’altro, un peccato mortale in questo business in cui basta una scintilla a innescare un incendio di FUD.

Via | Instagram Blog

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