Dubai, la Russia fa marcia indietro sul controllo nazionale di Internet

Abbiamo seguito con decisa preoccupazione il balletto diplomatico di Putin & co. orchestrato allo scopo di mandare in pezzi l’attuale struttura decentralizzata e multi-stakeholder della Grande Rete. L’idea, brutta, bruttissima idea, era quella di conferire alle singole nazioni il potere di gestire il traffico sul territorio, creando confini dove finora non ce n’erano mai stati.

A quanto pare l’alleanza di nazioni guidata dalla Madre Russia è stata costretta a fare marcia indietro, o per lo meno a ritirare la proposta di trasferire strutture e procedure attualmente regolate dall’ICANN e da altre no-profit alle Nazioni Unite (e quindi ai singoli stati).

Come abbiamo già visto nel corso delle settimane passate, il pericolo che correvamo era piuttosto grosso. Accordi del genere avrebbero per sempre cambiato il volto di Internet, uccidendo interi settori dell’economia, rendendo difficile se non impossibile accedere a siti e servizi che oggi diamo per scontati.

Come ciliegina sulla torta, questa struttura di regolamenti avrebbe conferito poteri di censura e controllo assoluti ai singoli stati. Assieme alla Russia anche Cina, Arabia Saudita, Algeria, Emirati Arabi Uniti e Sudan avevano firmato la proposta.

Negli ultimi 8 giorni 150 nazioni hanno dialogato sulle possibili riforme dei trattati sul traffico telecom. L’ultimo accordo in merito è stato raggiunto nell’88, prima dell’avvento di Internet.

È comunque davvero troppo presto per cantare vittoria. Il documento era fortemente dannoso per gli interessi degli Stati Uniti e dell’Europa, oltre che per la libertà degli individui, e compilava una serie di riforme assolutamente indigeribili. Non è detto che la Russia e gli altri stati co-firmatari non siano ancora in grado di radunare le proprie risorse e tornare al contrattacco con un nuovo set di riforme meno avventate ma insidiose, che potrebbero convincere gli indecisi.

Le discussioni procederanno fino a venerdì.

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