Take Action, la petizione di Google per una Rete libera e aperta

E' ufficialmente partita ieri a Dubai - e proseguirà fino al 14 dicembre - la World Conference on International Telecommunications (WCIT 2012), la conferenza organizzata dall'Unione internazionale delle telecomunicazioni (ITU), l'agenzia dell'ONU che si occupa delle telecomunicazioni internazionali, con l'obiettivo di rinegoziare le regole del trattato in vigore dal 1988 e chiaramente, vista la diffusione globale di internet, non più adatto allo stato attuale delle telecomunicazioni.

Mai come in questi giorni, quindi, la petizione lanciata da Google, Take Action, merita tanta visibilità. L'azienda di Mountain View sta portando avanti un concetto tanto semplice quanto condivisibile: "Il presupposto per un mondo libero e aperto che è la Rete sia libera e aperta. I governi non dovrebbero decidere del futuro di Internet da soli e a porte chiuse. I miliardi di persone in tutto il mondo che utilizzano Internet devono poter far sentire la propria voce".

Quello che sta succedendo, invece, è esattamente l'opposto. Al centro del dibattito, che si terrà a porte chiuse e vedrà la partecipazione delle delegazioni di 193 paesi del Mondo, c'è proprio internet ed una sua possibile regolamentazione. Da un lato ci sono gli Stati Uniti che, vista la loro posizione dominante grazie all'ICANN, l’organizzazione no profit che gestisce l’assegnazione dei Top-Level Domain per il web, avrebbero tutto l'interesse a lasciare le cose così come stanno.

Dall'altro però ci sono Paesi come Russia e Cina che preferirebbero una frammentazione delle Rete - magari con la possibilità per ogni Stato di decidere del traffico sul proprio territorio - e di conferire i "poteri" alla stessa ITU. Trattandosi di incontro a porte chiuse non ci è dato sapere, almeno fino a conferenza conclusa, quali accordi si stanno cercando di raggiungere e con quali modalità, ma soprattutto cosa potrebbe cambiare per tutti i cittadini e non solo.

Quello che sappiamo ci arriva direttamente dal sito wcitleaks.org, che da settimane sta pubblicando documenti preliminari relativi alla conferenza, disponibili per tutti gli Stati membri, ma non ai comuni cittadini e alla società civile più in generale. Grazie a questi leak possiamo farci un'idea dell'opinione di alcuni Stati. La Russia, ne parlavano giorni fa, in un documento datato 17 novembre, scriveva:

Gli stati membri dovrebbero avere gli stessi diritti per gestire Internet, anche in relazione alla ripartizione, assegnazione e reclamo sulla numerazione, nominazione, indirizzi e identificazione delle risorse nonché il supporto per le operazioni di sviluppo dell'infrastruttura di base di Internet.

Tra le altre posizioni che saranno al centro della conferenza c'è quella della ETNO, l'associazione degli operatori europei delle telecomunicazioni, che vorrebbero imporre alle cosiddette aziende "Over The Top" come Google, Facebook o Twitter di pagare una sorta di tassa per il traffico che generano sulle reti di loro proprietà.

Si discuterà anche di come riuscire a portare Internet a quei due terzi della popolazione mondiale che ne sono ancora sprovvisti, ma quello che preoccupa è la possibili limitazione della libertà di Internet. A poco sono servite le rassicurazioni del Segretario Generale dell'ITU, Hamadoun I.Touré:

Contrariamente ad alcune affermazioni sensazionalistiche fatte dalla stampa, WCIT-12 non è affatto dedicata a prendere il controllo di Internet, specialmente in termini di gestione delle risorse critiche di Internet come nomi e indirizzi. WCIT-12, inoltre, non è in alcun modo interessata alla restrizione della libertà di espressione o della libertà di parola delle persone, ma a stabilire principi per assicurare connettività globale - non governance globale su Internet

Una cosa è certa: ad avere diritto di voto sono soltanto i governi, nessuna considerazione per i cittadini, per gli ingegneri o per le aziende che lavorano ogni giorno per costruire e migliorare la Rete. E la campagna portata avanti da Google vorrebbe sovvertire proprio questo particolare: tutti dovrebbero far sentire la propria voce, tutti dovrebbero aver diritto di esprimere la propria opinione e partecipare ad una regolamentazione di Internet, in linea con la natura aperta e partecipativa della Rete.

Se è vero che, almeno da un punto di vista pratica, difficilmente la conferenza porterà a risultati significativi - per l'adozione delle nuove misure occorre l'approvazione all'unanimità e viste le posizioni così diverse di alcuni degli Stati membri sembra un'impresa ardua - è altrettanto vero che i cittadini dovrebbero cominciare a farsi sentire. Ad oggi la petizione lanciata da Google è stata firmata da oltre 2 milioni di persone da una parte all'altra del Mondo - qui la mappa aggiornata - e centinaia di organizzazioni da oltre 160 diversi Paesi hanno aderito alla campagna.

Tutto quello che dovete fare per far sentire la vostra voce è collegarvi a questo indirizzo e firmare la petizione inserendo il vostro nome di battesimo o un più anonimo soprannome.

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