From Cheese vince il Grand Prize alla Samsung Smart App Challenge 2012 - Intervista a Giovanni Caturano di SpinVector

From Cheese

La Samsung Smart App Challenge 2012 è stata oggetto di lunghe discussioni nei giorni scorsi, durante i quali ha tenuto banco la vicenda dell'applicazione YouTube Downloader realizzata dall'italiano Andrea Giarrizzo. Dopo la notizia del premio assegnato a YouTube Downloader nel concorso, si è scatenata la polemica legata alla sua violazione dei termini d'uso di YouTube: basta infatti fare una ricerca su Google per rendersi conto della situazione, sulla quale è a questo punto inutile tornare.

In pochi però si sono accorti che nello stesso identico concorso, l'italiana SpinVector (sede a Benevento) ha letteralmente trionfato con non uno, ma ben due premi: il primo ottenuto dal gioco From Cheese nella categoria S Pen (assegnato tra l'altro da una giuria critica), stravinta col Grand Prize da 200.000$, e il secondo nella categoria Utilities, grazie al terzo posto ottenuto dall'integratore di social network, SocialBar.

Per colmare questa lacuna, ho contattato Giovanni Caturano, boss di SpinVector, che nonostante sia a San Francisco ha gentilmente acconsentito a rispondere ad alcune domande: la stessa Frisco, From Cheese (disponibile da per iOS, Android e Galaxy Note) e il concorso, nelle domande che trovate dopo il break.

Iniziamo con la classica presentazione: quali sono le menti dietro SpinVector e di cosa vi occupate?

Carmine della Sala è il direttore tecnico: il vero genio della programmazione e creatore materiale di quasi tutta la nostra tecnologia; Lorenzo Canzanella è il direttore artistico: un vulcano di idee in grado trasformare un elenco di vertici in una creatura con un’anima; poi abbiamo un ottimo staff di tenici: programmatori e grafici in primis, ovviamente. Io quando sono in ufficio essenzialmente mi occupo di far parlare tutti questi talenti limitando le risse, visto che, pur non eccellendo in niente, capisco un po’ di tutti i settori – abbastanza per coordinarli, se non altro.

SpinVector ha tre linee di business: i videogiochi (per tutte le piattaforme) che sono il nostro “core-business”, ma anche un po’ il nostro “cuore”; gli ambienti immersivi (simulatori 3D, sale ologrammi, ecc.) che sono essenzialmente dei videogiochi realizzati con hardware al limite della fantascienza; e i life-size games, videogiochi realizzati con proiezioni su grandi superfici, in cui ci si sposta correndo per interagire col software, unendo il gioco da cortile con la grafica da video game.

A quale delle vostre applicazioni sei maggiormente legato, e perché? Raccontaci un eventuale aneddoto.

È molto difficile dirlo: probabilmente la realizzazione a cui sono più legato non è un’app, ma la demo “Claudia” che abbiamo realizzato (insieme a quelli che sarebbero diventati i miei futuri soci) nel ’97. A quell’epoca si organizzavano dei raduni di gruppi di programmatori e artisti che si cimentavano in “demo” delle proprie capacità. La “scena demo” esiste ancora, ma oggi si è molto ridimensionata in termini di tecnologia, negli anni ’90 rappresentava una frontiera tecnologica per molti versi. Avevamo progettato Claudia con la ferma volontà di vincere un premio internazionale, ma quando, durante la proiezione, sentimmo 800 persone emettere all’unisono un “ooh” di meraviglia, capimmo di aver realizzato qualcosa di superiore alla semplice dimostrazione tecnica. Non dormivamo da tre giorni per mettere a punto gli ultimi ritocchi, e la cometa di Halley splendeva sopra di noi… dopo la proiezione ci addormentammo così profondamente che quando annunciarono i vincitori non ci accorgemmo di nulla… quella demo ci ha cambiato la vita.

Passiamo a From Cheese: come è nata l'idea? Vi siete ispirati a qualche altro gioco già esistente? Avete in programma qualche aggiornamento per il futuro?

“From Cheese” è nato da un progetto preciso: prendere un concetto arcinoto (in questo caso il topo e il formaggio in un labirinto) e vederlo da un’altra angolazione – pensiero laterale o, meglio ancora, logica inversa. Per questo il giocatore disegna non il percorso del topo, ma l’odore del formaggio: dal formaggio (“from cheese”) al topo. Alla fine è lo stesso processo che mi ha portato a progettare l’installazione del MAV raccontando l’eruzione del 79 dal punto di vista del Vesuvio. Ovviamente, come in tutte le opere dell’ingegno, abbiamo avuto moltissime ispirazioni: dall’animazione all’interazione, ma non mi sentirei di identificarne qualcuna in particolare. Esistono altri giochi basati su topi e formaggio, ovviamente, ma hanno un approccio e un gameplay completamente diverso. Ci sono moltissime idee che sono rimaste fuori da From Cheese (inclusi una dozzina di livelli, almeno) che non hanno trovato posto nel prodotto per motivi di tempo, ma non so se e quando implementeremo queste aggiunte: vediamo come andrà il gioco sul mercato.

Quali nuove applicazioni (giochi o non) avete in cantiere?

Dal punto di vista dei giochi, siamo al lavoro su diverse cose, ma è ancora presto per fare annunci. Dal punto di vista degli ambienti immersivi, stiamo realizzando la ricostruzione del Tempio di Iside di Benevento, che sarà un mix di virtuale e reperti archeologici all’interno di un museo di arte contemporanea: molto stimolante. Abbiamo dei nuovi Life-Size Games quasi pronti (i LSG sono giochi visualizzati attraverso proiezioni su grandi superfici, in cui i giocatori corrono per interagire) e abbiamo appena traslocato. Inoltre, stiamo migliorando ulteriormente la nostra sala ologrammi. C’è tantissimo lavoro: ci mancano semmai i talenti, soprattutto programmatori esperti in computer-grafica, che ricerchiamo avidamente.

Il recente concorso indetto da Samsung è diventato un vero e proprio caso nazionale, grazie all'attenzione nei confronti di YouTube Downloader. Nello stesso concorso, voi avete vinto un Grand Prize assegnato dalla giuria tecnica a From Cheese e ottenuto un terzo posto con SocialBar grazie ai download degli utenti. Come ti spieghi la poca attenzione nei vostri confronti?

Non avendo inoltrato comunicati stampa, né fatto alcun tipo di pubblicità, la poca attenzione non mi stupirebbe molto: abbiamo vinto altri premi in passato che hanno riscosso molta attenzione all’estero (es. Top Game sul Sunday Times) ma non in Italia, quindi non mi aspettavo più attenzione senza nemmeno sollecitarla. Quello che mi ha un po’ sorpreso è che, nel dare giustamente spazio alla storia di un altro prodotto (YouTube Downloader), praticamente nessuno dei giornalisti che ne hanno parlato si è preoccupato di dare un’occhiata al premio: a cosa fosse e quali fossero magari gli altri partecipanti. Ma si tratta più che altro di meraviglia, non di disappunto. La comunicazione in questo settore non è ancora ben strutturata: ancora c’è chi fa confusione tra “Samsung Apps” e “Android”, o chi non sa bene cos’è uno sviluppatore, ecc. ecc. Probabilmente dovremmo dedicarci di più alla cultura di settore nel nostro Paese, e spesso siamo negligenti in proposito.

Ormai non si fa altro che parlare di startup. Credi che l'attenzione esagerata per questo "treno", insieme alla caccia al Zuckerberg o al Jobs di turno, possano andare a danneggiare le persone e le aziende che lavorano in questo settore?

No. Assolutamente no. Al contrario: l’attenzione è ancora troppo poca, e il sistema è ancora troppo indietro sia in termini di fondi (ovviamente) che, strutturalmente, in termini di politica – sia per quanto riguarda il fisco (in particolare del lavoro) sia la burocrazia (fallire in Italia è molto più complicato che fallire in USA, con tutte le conseguenze del caso). Ma tutti questi problemi sono figli di un’arretratezza culturale che è il vero nemico e che può essere sconfitta solo con l’informazione. Per cui parliamone. Parlatene. Se qualche volta lo si fa a sproposito, pazienza.

Cosa pensi debbano fare ancora le istituzioni per dare una mano? Come vedi il progetto Agenda Digitale?

Le istituzioni devono innanzitutto documentarsi; cercare di capire o, almeno, di capire di non capire. L’Agende Digitale contiene diversi propositi ottimi e, purtroppo, pochi fondi con cui realizzarli… ma è una traccia. Un passo è molto meglio di nessun passo. Gli investimenti in ricerca e innovazione, in formazione (penso soprattutto alle università, ma anche alla scuola in genere) e in semplificazione pagano sempre molto bene. Le idee ci sono, gli esempi ci sono: serve la volontà politica di realizzarle e la comprensione (sempre politica) di essere in un contesto dinamico in cui non si possono affrontare problemi nuovi con soluzioni vecchie.

Che consiglio ti sentiresti di dare a chi inizia ora a progettare un'applicazione, che sia una singola persona o un gruppo di amici?

Di farla testare a sconosciuti, guardandoli con attenzione mentre la usano, ma senza dare alcun suggerimento.

C'è qualcosa che vorresti aggiungere di cui non abbiamo parlato?

In questo momento sono in Silicon Valley e, per l’ennesima volta, noto che non c’è nessuna polverina magica, nessuna ricetta segreta, nessun ingrediente speciale. I treni arrivano in ritardo anche qui, le strade sono dissestate anche qui, la sanità è un disastro anche qui, la disoccupazione è un problema anche qui. Però è tutto diverso: opportunità, merito, credito. Ma questa diversità è il frutto delle azioni di uomini, non il risultato di un magico allineamento di astri.

Il gap è enorme. Sicuramente troppo vasto per poterlo colmare, ma questo non è un motivo sufficiente per non darsi da fare; non è un motivo sufficiente per non investire nei nostri talenti… per non provare, almeno provare, a rendere l’Italia più attraente rispetto al panorama hi-tech. Non so se provando si può riuscire, ma non serve un genio per capire che se non ci si prova di sicuro non ci si riesce. Quando sono tornato in Italia l’ho fatto anche per dare il mio contributo a questo tentativo.

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