Google nel mirino dell'antitrust. Il monopolio è in pericolo?

Una volta che si ha attirato l’attenzione degli organi regolatori della concorrenza e dei monopoli, è davvero difficile risparmiarsi un’ardua, difficilissima lotta. Google al momento è nell’occhio del ciclone antitrust e potrebbe tornare a doversi difendere col coltello tra i denti, sia in patria che in Europa, dove si tende a seguire fedelmente l’esempio dei colleghi americani pur essendoci già trattative in corso.

L’accusa è di monopolizzare le ricerche e non solo, anche di favorire nei risultati i propri prodotti e di affossare capricciosamente competitor e singoli imprenditori tramite raffiche di aggiornamenti insondabili.

CNet ha scritto un articolo fiume tanto sulle politiche di Google e sui loro effetti nella Rete, quanto sul futuro dopo all’ormai quasi inevitabile “passaggio sulla griglia” del gigante di Mountain View.

Il blog cita tra i rivali che uniscono le forze per contrastarlo il gruppo FairSearch, un consorzio di business che si sentono calpestati dallo strapotere di Google. Tra i membri abbiamo Microsoft/Bing, Oracle e servizi di ricerca specialistici per i viaggi come TripAdvisor, HotWire, Kayak ed Expedia, ma anche la galassia dei siti di shopping e di “confronto prezzi”, in questo periodo particolarmente odiati da Google.

Inutile dire che non sono i soli a detestare l’oscuro manovrare del motore di ricerca, che redirige i risultati come gli pare e piace e non deve spiegazioni a nessuno quando le visite precipitano all'improvviso. Viene citato un autore, Tim Carter di AsktheBuilder, che si occupava di produrre contenuti originali sull’arte del bricolage. Due anni fa le sue visite sono crollate dopo un update di Google, passando da $1400 a $70 al giorno.

Nel caso di Carter, Google si è rifiutato di spiegare il problema, ma ha silenziosamente favorito siti/community come eHow che spesso rubavano i contenuti proprio a AsktheBuilder. Sono proprio questi favoritismi insondabili a causare terrore a chi lavora a stretto contatto con il search engine.

Anche grandi social media come Twitter possono rimanerne vittima - nel periodo in cui Google cercava di promuovere il proprio network Google+ con “la forza”, per fare un esempio, i risultati della rete social di Mountain View erano spesso favoriti anche quando vecchi e ammuffiti.

Google dal canto suo si difende: dice di fare solo l’interesse dell’utente e di non favorire i propri prodotti, promuovendoli solo quando sono rilevanti. Per finire, la concorrenza è a distanza di un click, che sia Bing o DuckDuckGo (che personalmente consiglio senza remore).

Inutile dire che lo scopo dei competitore è proprio quello di forzare i garanti dell’antitrust a “forzare” lo scrigno di Google, costringendolo a spiegare meglio i segreti dei suoi criteri di posizionamento.

Via | CNet | SiliconBeat

  • shares
  • Mail