Facebook non è trasparente e la promozione dei post a pagamento allontana le aziende

Ho già parlato recentemente di come la promozione a pagamento sia mal recepita dalle aziende, che sentono di versare una cifra straordinariamente elevata per un servizio la cui efficacia è dubbia.

La dichiarazione di Mark Cuban, businessman milionario e proprietario di una squadra di football americano, di voler abbandonare del tutto la piattaforma per sbarcare su Tumblr o MySpace nuova versione ha risollevato la questione, facendo discutere la stampa specializzata.

Purtroppo nessuno sa esattamente quali siano i fattori in gioco quando si sceglie di acquistare della pubblicità. I controlli che offre Facebook sono ambigui ed ingannevoli. Michael Arrington di Techcrunch, per esempio, ha comprato un post promosso ed ha riscontrato che il 100% delle visite riportate da Facebook erano “pagate”. Quale è il senso di questo dato?

Ugualmente, il suddetto Mark Cuban trova ridicolo dover pagare 3000 dollari per raggiungere il milione di fan della propria squadra. La cifra sembra esagerata e sembra che Facebook stia taglieggiando gli utenti corporate per ottenere gli stessi risultati che ottenevano prima dei post sponsorizzati - e se la realtà è diversa, Facebook non aiuta di certo a comprenderla.

Tutti questi meccanismi, infatti, ci restano oscuri. Quello che sappiamo è che Facebook filtra moltissimo di quello che dovrebbe essere pubblicato sulla nostra timeline. Anche senza il nostro intervento, vengono identificati per l’utente i post ritenuti più interessanti. Maggiore è il numero di amici e fanpage sottoscritte, più severo e selettivo sarà il filtro. Questo serve per estrarre i contenuti da un fiume di rumore e notifiche.

Lo stesso Facebook, va detto, genera rumore con le notifiche di Open Graph, il sistema che notifica le azioni degli utenti all’interno delle app - Cose come “Marianna Rossi ha appena giocato a Mousehunt” o “Carlo Stoppani ha pianificato un viaggio con TripAdvisor”. Ciascuna di queste “frasi automatizzate” è sponsorizzabile, di fatto è un’ad. Per fortuna compaiono piuttosto raramente nelle nostre timeline, tanto per farci sapere che esistono ancora.

Mark Cuban, la sua squadra e le oltre 70 compagnie in cui il milionario investe sono dirette verso Twitter, Tumblr e altri siti social. La strategia è sensata, apparentemente. Ma cosa fanno Twitter e Tumblr per promuovere i post e gli aggiornamenti? Nulla di intellegibile. Nessuna delle due aziende ha un meccanismo sofisticato per essere pagata allo scopo di fare promozione.

Quello che sta danneggiando Facebook non sono i costi elevati, ma la mancanza di trasparenza sugli obiettivi pubblicitari effettivamente raggiunti.

Via | ReadWriteWeb | Techcrunch

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