Anonymous celebra il 5 novembre. Attaccati PayPal, Symantec e persino Lady Gaga

Simbolo di AnonymousIl terrorista seicentesco Guy Fawkes, specie nella sua reincarnazione fumettosa e distopica di V for Vendetta è una specie di “santo protettore” di Anonymous, quindi stupisce poco che si sia dato il via ad una eterogenea campagna di attacchi proprio per onorare la memoria di questo ex soldato cattolico, il cui compito sarebbe stato quello di detonare re e parlamento inglesi grazie ad un ingente carico di barili polvere pirica.

Può sembrare strano alle nostre menti abituate al culto della tecnologia, ma un barile di vecchia sana polvere da sparo fa un’esplosione davvero monumentale. Lo stesso non si può dire dei temporanei defacing e attacchi informatici “superficiali”, che spesso infastidiscono e rallentano ma non hanno grosso impatto a lungo termine.

Decisamente più preoccupanti i “doc dumps”, ovverosia i furti di materiali e file dai database di qualche corporation il cui scopo principale è proprio tenere al sicuro tali dati - Ad esempio PayPal, che non cito certo a caso. Anonymous, infatti, nella persona del gestore dell’account di Twitter Anonymous Press ha infatti vantato di aver violato la sicurezza del sito di pagamenti tramite una vulnerabilità zero-day.

In una delle “press release” che sono girate per il social network il collettivo di hacktivisti ha sostenuto di essersi appropriata di 27.935 nominativi completi di password e numeri di telefono di utenti, un’affermazione seccamente smentita da PayPal, che dichiara come inesistenti le prove di un cedimento della sicurezza.

Allo stesso tempo veniva aggredito e messo in crisi il sito di Symantec, il famoso produttore di antivirus, con tanto di defacing e pubblicazione su Pastebin dei dati personali di circa 1000 impiegati, comprensivi di indirizzi, nomi, password, email e così via.

Non basta: Anonymous si è anche vantato di vare fatto subire una sorte similare al famoso database di immagini ImageShack e di aver infilato nel proprio carniere di malefatte i siti di vari governi, tra cui quello australiano e ghanese.

Non si è salvato neppure il mondo dello spettacolo. Sono stati vittima di defacing i siti di Jimmy Fallon, Jay Leno e della NBC. Anche Lady Gaga, colpevole non si sa bene di quale reato, è stata orbata per qualche ora di una sua community online molto sfruttata. Quelle che ho nominato, comunque, sono solo gocce in un mare di piccoli attacchi, rappresaglie e calci negli stinchi. Anonymous, insomma, c’è ed è vivo e vegeto.

Via | The Next Web

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