La BCE ha provato ad attribuire all’Austria la “paternità” di Bitcoin

Logo di BitcoinBitcoin – la moneta virtuale diffusa via Peer-2-Peer (P2P) – non sarebbe l’invenzione di Satoshi Nakamoto, lo pseudonimo utilizzato dall’individuo che la presentò al mondo nel 2009: la Banca Centrale Europea (BCE) sostiene che le radici di Bitcoin siano da ricercare negli studi degli economisti austriaci del XIX e XX sec., auto-attribuendosene la “paternità”. La teoria in sé è piuttosto ridicola. Non soltanto perché nell’800 non esistevano né internet, né il P2P… ma l’atteggiamento della BCE potrebbe avere degli esiti negativi.

La BCE non ha capito granché di Bitcoin arrivando persino a confonderlo coi Linden Dollar di Second Life, ma ha espresso l’intenzione d’ottenerne il controllo: sarebbe questa una misura estrema per combattere la crisi dei mercati finanziari? Forse, però l’economista Michael Parsons ha subito frenato gli entusiasmi dei colleghi europei e sostenuto l’indipendenza di Bitcoin. Non è proprio una moneta virtuale, bensì una forma di scambio – paragonabile, in un certo senso, al baratto – che ha valore esclusivamente per chi l’utilizza.

Bitcoin, per queste caratteristiche, non può essere soggetto a un controllo di Stato. La BCE – dimostrando comunque di non averne compreso la natura – sostiene, da un lato, che la moneta virtuale dovrebbe essere regolata dalle istituzioni internazionali… e dall’altro che sia un pericolo per la propria credibilità. Quest’ultima ipotesi è molto condivisibile, specie considerando che gli eminenti economisti europei della BCE riescono a confondere i Bitcoin coi Linden Dollar dall’alto delle loro lauree conseguite negli Stati Uniti.

Via | Forbes

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