Twitter diventa la crepa nel regime Saudita: sui social media vengono meno i tabù e le censure

Non illudetevi che la ritrovata libertà su Twitter di un popolo prigioniero di un regime oscurantista sia il prodromo di una rivoluzione liberale: il fatto che i sauditi, come oggi riporta il New York Times, siano improvvisamente in grado di scrivere con ragionevole libertà sul social network è più che altro un segno della senescenza e incapacità di reagire della famiglia reale locale e del loro sistema autoritario.

A quanto pare in Arabia Saudita non ci sono i controlli insidiosi e soffocanti che si devono fronteggiare in Cina e più recentemente in Iran, e le critiche e gli assalti ai reali sono diventate finalmente comuni, come anche le frecciate all’attuale teocrazia, al regime tutto che stringe il paese in una morsa di corruzione e povertà.

L’esempio più eclatante è stata la mezza sommossa iniziata a causa di un tweet del Ministro della Giustizia, che conteneva l’affermazione: “Godiamo di uno stile di vita lussuoso”. Il ministro lo intendeva come una frase generica, rivolta a tutti i sauditi - ma il popolo di Twitter ha scelto di interpretarlo come se fosse un’affermazione che includeva nel “noi” solo famiglia reale e collaboratori. Difficile ritenersi privilegiati senza la copertura sanitaria o un lavoro.

Accanto alla critica ed alla discussione corale, esiste anche un certo numero di “personalità” su Twitter, alcune delle quali non hanno un nome ed un volto nel mondo reale - Perchè se ce l’avessero sarebbe sicuramente perseguitati.

Alcuni sono dei ben noti imam e predicatori, i più seguiti in assoluto. Non hanno nulla di “liberale” nel senso occidentale del termine, ma sono comunque dei fieri e feroci oppositori del regime, perchè tutto quanto riguarda la sfera religiosa in Arabia Saudita è strettamente controllato.

Altri sono degli “insider” misteriosi, che accusano i reali producendo dati e cifre, che sebbene non siano sostenuti da alcuna prova fisica, sembrano causare costantemente reazioni furibonde dalle vittime delle critiche.

In definitiva c’è una sorta di libertà di parola clandestina su Twitter, fragile e costantemente insidiata dai cani da guardia governativi. Per la prima volta si confrontano monarchici costituzionali, repubblicani rivoluzionari, conservatori, laici e religiosi, mentre i fedeli del regime sono cinti sotto assedio. Inutile dire che molti di quelli che oggi acclamano e sfruttano questa libertà sarebbero i primi a reprimerla guadagnando il potere, come capitò in Iran subito dopo la rivoluzione.

Resta la novità del mezzo, il social network, il mezzo di comunicazione di massa che ha messo in discussione la società mediorientale dopo decenni di immobilismo, con ripercussioni importantissime sulla stabilità dello status quo.

Via | New York Times

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