Do Not Track: lo standard ormai è morto nella sua culla

Tracce, Do Not Track

Abbiamo seguito con un certo interesse la “crisi diplomatica” tra Microsoft e la lobby degli advertiser sul Do Not Track di Internet Explorer 10. Il Do Not Track (DNT per gli amici) avrebbe dovuto essere uno standard auto-imposto per i pubblicitari che consentiva ad un utente di scegliere di non essere seguito sito per sito dai dispositivi software che analizzano il suo comportamento per bersagliarlo di pubblicità mirate.

Microsoft ha sconvolto le delicate trattative di questa auto-regolamentazione - creata soprattutto per inibire i governi e le authority ad intervenire sulla faccenda - settando IE 10 per attivare automaticamente il Do Not Track. Quale utente lo disattiverebbe, una volta attivato?

Rifiutandosi di fare marcia indietro, Microsoft ha scatenato panico ed irragionevolezza nei pubblicitari. Ora che il lancio di Windows 8 è vicino la rabbia è quasi parossistica. La conseguenza più diretta è che a questo punto si può anche dichiarare del tutto morto il tentativo di definire uno standard, come evidenzia un articolo di ZDNet.

Non si può definire la questione diversamente, dato che il responsabile presso il W3C della lobby pubblicitaria DMA (Direct Marketing Association) ha proposto di emendare la carta del Do Not Track per ammettere il marketing. Di fronte allo stupore dei tecnici e l’oltraggio dei rappresentati dei garanti per la privacy, il rappresentante è letteralmente esploso in una tirata puro stile Stati Uniti d’America:

Il marketing è il combustibile del mondo. Il marketing è americano come la torta di mele [non sto scherzando, NDA] e comunica pubblicità rilevanti ai consumatori su prodotti che interessano loro quando sono interessati. il DNT dovrebbe permetterlo perché è uno dei valori più importanti per la società civile. I suoi prodotti secondari danno nutrimento alla democrazia, alla libertà di espressione, e - cosa più importante di questi tempi - danno LAVORO.

Il ragionamento ha dei corollari inevitabili: chi impedisce il marketing è antiamericano ed odia la democrazia. Su queste premesse è impossibile costruire uno standard che protegga la privacy e che restituisca il controllo dei propri dati ad un utente.

Inutile dire che il tentativo di autoregolamentazione è fallito: l’Europa interverrà sicuramente, mentre gli Stati Uniti - tenuti in ostaggio da lobby psicopatiche come la DMA - si ritroveranno a dover discutere della faccenda generando un polverone che poteva essere agilmente evitato.

Via | ZDNet

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