Censura nelle Filippine: il "Cybercrime act" minaccia direttamente la libertà di parola online

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Le Filippine sono lontane e molto diverse dal nostro paese - Almeno questo è quello che pensiamo. La notizia che oggi li riguarda, però sarà estremamente familiare per noi italiani, anzi, direi per tutti quelli che finora hanno dovuto ribellarsi ad una proposta di legge liberticida per quello che riguarda il mondo della Grande Rete.

Il governo delle Filippine oggi ha approvato il cosiddetto Cybercrime Prevention Act, che tra molte nuove regole contiene anche un comma particolarmente preoccupante, che conferisce al Dipartimento di Giustizia la capacità di bloccare l’accesso ai dati di qualsiasi sito contenga dei “contenuti criminali” senza dover passare per il tribunale.

Se si esamina il significato di “contenuti criminali” si comprende che con tale terminologia-ombrello viene definito ogni oltraggio o ingiuria percepita - ma che nulla impedisce all’autorità governativa di cancellare e oscurare le critiche politiche o sociali invise all’establishment.

Come è capitato qui in Italia ed in altri paesi europei con l’ACTA, il governo sta cercando di garantirsi con l’inganno la capacità di censurare immediatamente qualsiasi contenuto, di fatto uccidendo la libertà di parola. Potrei quasi dire che questo genere di reazione eccessiva ai nuovi media è una fase tipica per ogni genere di autorità sulla faccia della Terra, ma intristisce notare che i paesi democratici non sono meno vulnerabili a tale panico giuridico ed istituzionale.

Rasserena l’animo che la reazione dei surfer filippini è stata altrettanto violenta e immediata. Fioriscono le iniziative individuali e di gruppo per combattere contro l’autoritarismo e la “legge marziale online”. Ovviamente la Electronic Frontier Foundation spalleggia i dissidenti.

Via | EFF.org

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