TechCrunch Italy, diretta live della presentazione delle startup italiane

Oggi parte il  TechCrunch Italy, vale a dire l'evento live di TechCrunch in collaborazione con Populis e Mind the Bridge Foundation.Per seguire l'evento in diretta live streaming cliccate sul link per leggere l'articolo e dopo il salto troverete il live, mentre i più pigri, invece, possono scorrere il live blogging qui sotto. Buon divertimento.

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AGGIORNAMENTO DELLE 11.04
Su palco del Globe Theatre di Roma c'è Giuseppe Zocco, storico imprenditore italiano e VC chiave con Index Ventures. Subito dopo il suo intervento, questo è il momento delle domande.

"Quando è un buon momento per cercare investitori?" e la risposta è secca: "prima è, meglio è." L'importante è costruire un business solido, avere un buon prodotto e avviarlo secondo un progetto completo. All'inizio un buon investimento è fondamentale per sviluppare tutte le possibilità del business. L'importante è non avere fretta, altrimenti si rischia di debuttare   sul mercato troppo presto, quando la start-up non è ancora matura. Ovviamente, si parla di milioni di Euro di investimenti prima di poter contare su un mercato sufficientemente ampio. Inoltre, è fondamentale scegliere bene i propri partner.  "È come una relazione: si va fuori assieme qualche volta, prima di fare sesso."

AGGIORNAMENTO DELLE 11.11
È ora il turno di Riccardo Zacconi, fondatore e CEO di King.com. Dopo aver raccontato un po' la propria storia presso Spray ("fantastica esperienza, ma niente soldi"), poi l'esperienza per cercare un nuovo prodotto che fosse innovativo, come SprayDate, il primo UDate è la seconda start-up cui si è unito. E nel gennaio del 2003 ha lasciato la società, "che fare ora"? Al tempo i giochi andavano molto di moda, soprattutto sui portali per attirare i clienti. Il loro discorso era semplice: "Vi offriamo i contenuti gratis,  però vogliamo una parte dei guadagni." T-Online, nel 2003, accetta. La società è acora piccola però, costituita da appena 10 persone. Poi, dopo aver convinto gli investitori, arriva un mezzo milione di euro che fa la differenza. 1 anno e mezzo dopo (gennaio 2005,) la società   passa in attivo. Ora vale milioni di euro.

Domande "Stay hungry stay foolish.  L'italia è pronta?" E la risposta è: da una certa prospettiva, l'Italia è un mercato piccolo. Devi avere grossi potenzialità: siamo affamati, ma dobbiamo pensare maggiormente al di fuori del mercato locale. "Come si fa raddoppiare o triplicare il numeri di successi da qui ad un anno?" "Prima di fare qualunque progetto, controlla che nessun altro l'abbia fatto prima. Se nessuno l'ha fatto prima è ottimo perché ci sei solo tu; ma se nessuno l'ha fatto prima, forse qualcuno ha provato e fallito. Bisogna essere persistenti." Occorre capire come funziona il mondo. "Andate negli Usa, imparate ad essere umili, apprendete dagli americani la loro umiltà." Lì molti sono delle vere star.

AGGIORNAMENTO DELLE 11.26
Ora è il turno di Kathryn Fink, Community Lead per MeetUp. "Le tue vere relazioni sono lì, la tua vita reale è lì." Ora c'è il mobile, e ora tutti hanno i loro smartphone, e quando hanno iniziato il loro business, c'erano solo i BlackBerry, ora invece c'è la "massificazione degli smartphone" e questo sta cambiando la diffusione delle social platform. Il mobile consente di fare sul Web quello che Plaxo o Instagram hanno fatto nei rispettivi campi. Tutte le società che attingono ai dati della rubrica, come Whats'up, stanno registrando un successo esplosivo. Ci sono molte barriere qui, per via della legislazione europea, che è più stringente spesso di quella statunitense. I più grandi business, però, dipendono dal Web in qualche modo; la gente però non si rende conto che c'è un altro strato di complessità: i tuoi dettagli sono molto più accessibili. In futuro, quindi, aspettiamoci molta più regolamentazione da parte della UE. E di questo occorre tenere conto.

AGGIORNAMENTO DELLE 11.11
Ora parla Gabriel Aldamiz Echevarria, fondatore e CEO di Chicisimo. Qualcuno dovrebbe costruire il "last FM della moda" e così ha deciso di farlo con l'equivalente di quello che in italiano suonerebbe come "super-chic.com."
"Pensi che ci sia competizione tra te e le grandi piattaforme social come Facebook?" "Per noi FB è un valore, siamo molto diversi da loro. FB è per connettersi cogli amici, Linkedin coi colleghi, ma con MeetUP ti colleghi con gli utenti nella tua area" e questo fa la differenza. Il network location-based, dalla prospettiva di MeetUP,  è un vero e proprio game-changer. Col mobile, in effetti, ci portiamo dietro l'intera Internet, e coi dispositivi come l'iPhone di Apple, la rivoluzione è evidente.
"La gente è affamata di quel tipo di connessioni" dice la Fink "ma c'è pure chi inizia ad essere stanco del social networking." Ma ci sono altre questioni da affrontare quando si parla di social; prendiamo ad esempio "Pinterest": c'è perfino il "Pinterest per gli animali" questo non è deleterio? Fin dove possiamo spingerci a cercare nicchie di mercato? Per Echevarria, la moda è un ottimo collante e funziona meglio di nicchie troppo piccole.
La Fink spiega che i MeetUp tendono a frammentarsi in sottogruppi, a seconda delle necessità naturali degli utenti. Quindi le nicchie nascono spontaneamente, anche se non tutte hanno successo.
Instagram e Whats'Up hanno un merito: si sono focalizzate su qualcosa di semplice, in cui sono molto bravi. La sfida è tutta lì.

AGGIORNAMENTO DELLE 11.46
Sul palco sale Marco Montemagno. Si parla di Vodafone.  Parla Vincenzo Scarlato, Head of Innovation, e Fay Arjomandi.  Xone Vodafone è un progetto che fa da incubatore per le start-up, con un occhio alle energie rinnovabili, alle tecnologie all'avanguardia e ai pagamenti in mobilità (+ di 3 milioni al giorno sulla rete del carrier).
"È dal 2003 che Vodafone investe nelle start-up" nel tentativo di cercare prodotti innovativi e portarli sul mercato. Dal settembre 2011 è stato lanciato il modello di incubazione: si tratta di società senza capitale o con già 3 milioni di dollari di capitali; tutte hanno in comune la necessità di essere aiutate a colonizzare il mercato.
Portare l'innovazione nel mercato, questa è la mission di Vodafone Xone. "Non diamo solo soldi, diamo anche lo staff, e forniamo anche una liaison con Verizon, perché lavoriamo in partnership con loro."
"Facciamo alcun template formale; tutto viene adattato alle esigenze dei singoli paesi." I prodotti migliori vengono testati e infine lanciati globalmente.
Scarpati afferma che, volendo esportare Xone all'estero, hanno deciso di iniziare dall'Italia. Potevano iniziare dalla Germania, e invece no; per le start-up, qui in Italia, "c'è una grossa opportunità."
"Se tornate indietro nel tempo, non ne trovate molte che hanno avuto successo. Ce ne sono alcune, indubbiamente, ma mancano i numeri grosso, i bug numbers."  Quindi qualcosa non stava funzionando correttamente. Ecco perché "vogliamo aiutare l'ecosistema a crescere." "Parliamo con gli incubatori locali e con gli imprenditori, così da identificare le start-up -soprattutto mobile e internet- da aiutare a crescere."
"Per ogni start-up affianchiamo team di lavoro a seconda di quel che serve alla start-up stessa" come supporto tecnologico, marketing, vendite e così via.
Tecnologia: esiste un network gigantesco, che possiamo mettere a disposizione delle start-up.
Distribuzione: Vodafone Xone ha più di un milione di fan sui canali social, e possiede un network di negozi che possono accelerare incredibilmente la distribuzione dei prodotti delle start.up.
Clienti: "milioni di clienti sono facilmente accessibili attraverso i canali che Vodafone possiede"
"Da una parte Vodafone vuole aiutare l'ecosistema economico italiano, e dall'altro lato vuole fornire un ponte verso un mondo più grande."

AGGIORNAMENTO DELLE 12.03
Ora si parla di Start-up Accelerators. È il turno di Emil Abirascid che modera Tim O'Connel di H Farm, Luigi Capello di Enlabs, Enrico Gasperino di Digital Magics e Anders Nilsson di Microsoft Italia.
"Quali sono gli strumenti che avete sviluppato, sinora in Italia, per aiutare le start-up a crescere? E quali difficoltà avete incontrato? Quali strategie internazionali state sviluppando, per contribuire in questo?"
Microsoft. "Lavoriamo con incubatori e venture capitalist per fornire le risorse necessarie. A mano a mano che le idee maturano e diventano più interessanti dal punto di vista del business. Fino a farle crescere al punto tale di portarle fuori dall'Italia." "Abbiamo buoni esempi di ottime collaborazioni in italia, per esempio Risparmio Super, che sono diventate molto popolari grazie al nostro aiuto." Tutto grazie ad un approccio di tipo "a rete" che mette in contatto quanti vogliono entrare nel mercato italiani e quanti intendono invece uscirne per colonizzare altri mercati.

Ora parla Luigi Capello, che annuncia un importante progetto in comune con l'Università Luiss. "Finora abbiamo fatto diversi programmi di incubazione, e le prime 3 startup sono già perfettamente finanziate. Successo del 100%, quindi. Le altre sono già sulla buona strada." Il trucco è capire che "i soldi sono il re," ovvero che il business di una start-up deve profitable, ovvero portare guadagni

Ora tocca a Enrico Gasperino. "Oggi è un giorno speciale. Questo evento è una sorta di start-up delle start-up. Abbiamo una lunga tradizione in innovazione e idee, ma non in questo modo di finanziare i progetti. È ora di cambiare, e finalmente per la prima volta abbiamo -forse- una Agenda Digitale che dovrebbe semplificare la burocrazia e agevolare le nostre sfide." Con Digital Magics abbiamo creato centinaia di nuovi posti di lavoro in appena 4 anni, e i risultati sono "giganteschi" per Milano e la Lombardia. Strategia, tutoraggio e così via servono, ma la cosa più importante è il legame con le banche, l'ecosistema economico, le Università, il Governo e il pubblico. L'Italia "è una delle opportunità più grandi in questo momento storico per i grandi investitori. La nostra economia digitale è minuscola rispetto al PIL, e sono ottimista: in pochi anni presto ci sarà un boom."
Ma perché ciò non accade ancora? Problemi legali, burocrazia farraginosa e la lingua; ma gli start-up accelerator possono migliorare le cose nettamente e renderle appetibili per tutti gli investitori.

Tim O'Connel racconta che H Farm è un gruppo di "pazzi" che lavorano vicino a Venezia. "In futuro, il nostro lavoro è di aiutare giovani con idee vincenti a vincere. Il mercato italiano è importante e interessante, ma non sufficientemente grande per creare un successo" ecco perché l'espansione in altri mercati è fondamentale. L'Italia è molto indietro, eppure "non è sola" nel senso che il problema di reperire i capitali esiste è comune anche ad altre realtà europee e non. " E soprattutto, non esiste mica solo la Silicon Valley.

AGGIORNAMENTO DELLE 12.25
E ora, l'industria dell'editoria, mentre sullo schermo un video mostra che creare servizi appetibili per l'estero in Italia non è impossibile.
Nel nuovo pannello c'è Gianluca Visalli, capo del Multimedia di La7 e Andrea Pezzi, fondatore di OVO.
Andrea Pezzi racconta quali siano gli aspetti chiave del suo mercato. E uno di questi aspetti è la creazione di contenuti di qualità. "Non c'è spazio in Internet, per cui dobbiamo considerare ogni contenuto con una commodity da portare ovunque", su tutti i dispositivi e mercati. "Pre-role advertising è importante sia per La7 che per OVO" spiega Pezzi.
Visalli: "Creiamo sempre nuovi contenuti seguendo un principio": il digitale non è una cosa che passerà, il digitale "è il futuro" e occorre tenerne conto. È uno Tsunami, non un'onda passeggera. "Un'altra lezione che abbiamo imparato è che, anche se tutti possono vedere dove sta andando il mercato, dobbiamo anche tenere a mente dove è in un determinato momento." "Abbiamo 22 milioni di utenti che guardano la TV tutti i giorni, e di questo occorre tenere conto."
Pezzi dissente; secondo lui, il contenuto è più importante del mezzo con cui lo guardiamo. In termini di Audience la TV è destinata al declino. Ma gli equilibri tra TV e Internet sono destinati a cambiare, e la banda larga vincerà. Abbiamo numeri negativi in termini di economia, ma questo dipende dal fatto che "guardiamo il mondo con un approccio vecchio." Anche l'approccio di La7 alla pubblicità non funziona più coi nuovi modelli. "Un giorno, anche voi venderete pubblicità sui contenuti, e a prescindere dal canale utilizzato per la diffusione."
Visalli: "In italia si ragione alla vecchia maniera, a partire dal cliente fino all'agenzia. Tutti nel mercato restano col modello tradizionale, quello fatto di agenzia, tv e così via." Hanno un po' paura del cambiamenti; ma la questione, ribatte, è la "tradizionalità dello spettatore."
Visalli: "Mediaset in Italia e altri grande editori stanno perdendo parecchi soldi." Mediaset era "gigantesca" in passato ma ora "sono nei guai." "A mio modo di vedere, questo è importante per il content generation del mercato locale; mi preoccupa che Google avrà entro pochi anni circa 2 milioni di € di pubblicità, e se consideriamo che 8.8 milioni € è l'intero valore pubblicitario è il mercato italiano, ci rendiamo conto che stiamo rischiando di perdere un treno importante. "Internet non è nello spazio" e rischiamo di perdere gli introiti dell'industria, perché è tutto fuori dalla nostra giurisdizione. "In Francia difendono il loro mercato interno e si preoccupano che non venga rubato da altri." "Dobbiamo lavorare assieme, e creare un'economia che funzioni in Italia, a prescindere se siamo Ovo o La7 e così via."
Visalli non vuole entrare in questioni politiche, ma intende ritornare sull'argomento con un'altra angolazione. Pezzi dice che, sostanzialmente, Google vende "pixel, spazi" nel cyberspazio. Sono stati la prima società a capire che occorre vendere "connessioni." La maniera con cui vendi pubblicità sul Web non è vendendo spazi, come nel mondo reale, ma vendendo connessioni. Per questa ragione, alle agenzie si chiede contenuti. "Presto Google supererà Mediaset; loro creano solo contenuti e collegamenti" e presto verremo schiacciati. "Dobbiamo capire l'effetto di quel che stiamo facendo."
Visalli è d'accordo. Tuttavia, spiega Pezzi, collaborare con Google come fa La7 non è la strada giusta; alla fine le resteranno in mano "solo noccioline." Loro tuttavia ne guadagnano, perché ad esempio Youtube porta loro moltissime visite dall'estero, cosa che altrimenti non potrebbero ottenere.
Pezzi: "a volte le caramelle sono avvelenate. Non te ne rendi conto subito, ma nel lungo termine ve ne accorgerete." "Populis sta cercando di spingerci a creare un nuovo sistema in Italia." Visalli non è d'accordo: nel lungo termine, spiega, saremo tutti morti. Quindi meglio raccattare subito quel che si può.

 AGGIORNAMENTO DELLE 12.50
Ora della pausa pranzo. Ci rivediamo alle 14:00.

AGGIORNAMENTO DELLE 14.00
Sul palco torna Marco Montemagno. E c'è pure una sorpresa. Vuole dare visibilità a qualcuno del pubblico, purché appartenga ad una start-up. " Prima è una start-up che aiuta le Mayor a gestire le royalties; poi ILike.TV, una tv interattiva, la prima in Europa nel suo genere.

AGGIORNAMENTO DELLE 14.19
Ora è il momento di Mike Butcher e Salvatore Esposito.
Esposito parla delle parole chiave che preferisce: "pensa globale" nel senso che dobbiamo uscire dal nostro piccolo recinto italiano. "Fede" nel senso che bisogna credere sempre e profondamente nel proprio business. "Networking" poiché bisogna imparare dagli altri, più bravi di noi o diversi da noi.

Ora il Viceministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Michel Martone.
"È importante che TechCrunch sia qui a Roma. " e legge il suo intervento.
"Le società grandi sono come gli alberi, i soldi sono l'acqua che le tiene in vita e le idee la clorofilla."
Negli ultimi anni, sfortunatamente, abbiamo sacrificato i diritti sull'altare delle opportunità. E ora abbiamo un  enorme debito pubblico." Eppure l'Italia è nota per il made in Italy, che è ancora forte ancora adesso in tutto il mondo." Col tempo, tuttavia, un ambiente favorevole agli imprenditori si è degradato. A causa della burocrazia e delle tasse abbiamo perso un treno, insomma.
"Se Internet fosse diffuso come in Francia" avremmo molta più occupazione, spiega. Ai livelli del nord Europa.
"Solo il 6% delle società ha un sito Web, e solo una piccola parte di queste offre servizi puramente online. Mancano gli operatori qualificati nel settore ICT. Ecco perché questo governo sta investendo sull'ecosistema: occorre dichiarare guerra  alla burocrazia e a quelli che non seguono le regole. Le liberalizzazione possono portare  nuova ricchezza, ma serve una implementazione organica. Presto, saranno adottate nuove strategie per tutelare e aiutare a crescere le start-up; "ci vuole molto lavoro ancora, ma stiamo cercando di fare il possibile."
"La chiave del successo è investire nelle capacità delle persone" perché abbiamo una grossa tradizione per la qualità, la creatività, e corre spingere sull'innovazione." Il governo si dice pronto ad aiutare per come potrà.

" Montemagno chiede al pubblico: cosa chiedete ad un investitore?"
Per lo più, soldi.Ora  Mike Butcher sale sul palco per moderare.

Fadi Bishara, fondatore di BlackBox, un incubatore di San Francisco.
Roberto Bonanzinga, partner di  Balderton.
Nicolas Wittemborn, di  Point Nine Capital, di Berlino.
Fausto Boni, cofondatore e partner di  360 Capital, di Milano.

Parla Bonanzinga, di quando hanno aiutato Cibando a mettere su un business. "Si poteva sentire il fuoco", ovvero la passione, la determinazione per il prodotto nel suo ideatore; e il primo contatto è avvenuto via mail.

Si tratta di capire la visione e di supportarla adeguatamente. I soldi verranno. Roberto afferma che ci sono molte società che cercano i soldi dei VC non perché hanno bisogno di soldi ma talvolta solo di aiuto.  Non è una questione di semplice business plan, è che ci vuole la focalizzazione sul prodotto. Spesso si pensa che VC scelgano le start-up, e invece è l'esatto contrario.
Per Fausto Boni, non esista alcun problema nell'aver altri investitori nell'arena, soprattutto per un mercato piccolo come l'Italia. Bonanzinga spiega che in Europa si sta iniziando finalmente a costruire gli ecosistema necessari al cambiamento. E sul tavolo, noi Italiano possiamo mettere molto.
Ora si parla di BlackBox, e scopriamo che la gente dorme e vive all'interno della società. In EU, il nome o la provenienza fa la differenza; nella Silicon Valley invece vale ciò che sei e cosa sai fare. Bishara spiega che non è necessario vivere nella Silicon Valley ma occorre stabilire un legame duraturo, e una presenza costante; ecco perché hanno voluto fornire un collegamento. "È un'economia globale" e il modo migliore per ottenere fondi è chiedere consigli, più che soldi.
C'è una differenza tra l'EU è la Silicon Valley.
Le società europee non condividono l'equità (per esempio opzioni) come avviene nella Silicon Valley. C'è una differenza di mentalità: se hai delle azioni quando esci da una società come FaceBook, non ti servono neppure i soldi degli investitori per mettere su un business, se hai un'idea.
"Molti degli investitori hanno investito nel social, per esempio. Cos'è che vi interessa di più, in questo periodo. Cloud, per esempio?"
Boni: in mercati piccoli come Italia e Francia, occorre  differenziare, più che chiudersi in una specifica nicchia. Per esempio stanno investendo molto nei dispositivi medicali, con progetti molto innovativi.
Bishara: fa un esempio. C'è un sito che consente di creare un sito direttamente dal proprio smartphone; l'importante è puntare su qualcosa che funzioni a livello globale.
Bonanzinga: ha fatto un piccolo esperimento. Ha abbandonato il PC per usare solo tablet e smartphone, per vedere come si comportano. Di solito il miglior investimento è qualcosa, indipendente dalla cifra investita, "abbiamo bisogno di vedere un'opportunità nella società, dobbiamo intravedere un cammino che porti ad un business milionario."

Per Boni, l'importante è che non passi troppo tempo tra l'investimento iniziale e la fioritura del business. Spesso le start-up finiscono col tirare a campare col poco denaro che hanno, hanno ambizioni modeste. L'idea è che bisogna credere nell'idea che "o lo fai grosso, o è meglio non farlo affatto." Bisogna pensare in grande, insomma. E ora, qualche domanda.
"Che tipo di organizzazione e supporto create tra l'iniezione di denaro e il momento della crescita della società." Bishara dice che questo è il campo di decisione dell'imprenditore stesso: è lui che deve focalizzarso. Il compito del VC è quello di "pulire dal rumore" l'esperienza.
Boni: "ricevo molte persone che mi chiedono: ho un'idea, ne parliamo?" Il fatto è che ci sono migliaia di contatti, e non si può incontrare tutti; occorre un po' di "struttura" e se ti chiedono di scrivere due pagine sul progetto, non possono passare 6 mesi.
Bishara: "Le persone investono nelle persone, non nella carta." Davvero un approccio diverso dagli italiani.

AGGIORNAMENTO DELLE 15.11
ANDERS NILSSON, di Microsoft Italia, sale sul palco e presenta BizSpark, un programma globale che aiuta le start-up del mondo software fornendo loro software Microsoft, strumenti adatti, contatti, esperienza e fornendo visibilità sul mercato.
"Come mai un paese importante come l'Italia aveva -ed ha- così poché start-up?" Si domanda, "cosa possiamo fare per aiutare il mercato?" Per questo, qualche anno fa, Microsoft ha lanciato il progetto BizSpark, proprio per fornire un aiuto concreto ai giovani e alle start-up.
La situazione italiana del lavoro, soprattutto per i giovani, è terrificante, "ocorre fare qualcosa." La settimana scorsa, Ballmer ha lanciato una nuova sfida: trasformare in realtà i sogni dei ragazzi. "Cosa possiamo fare per accelerare questo processo, magari con la collaborazione dei governi e organizzazioni no-profit?" Ci saranno importanti investimenti per limitare la disoccupazione.
"Cerchiamo di incoraggiare software che migliorino le condizioni delle persone, insistiamo molto su questo." È un modo di dare un mano concreta, per ispirare i giovani.
"Quando abbiamo iniziato 3 anni fa, ci siamo accorti che solo una piccola parte delle start-up utilizzava i nostri software, per cui nel tempo abbiamo cambiato parecchio" e così ora si permette l'uso di Linux, Java e così via. "Un'altra cosa importante di BizSpark è che ti mette in contatto con tutto il mondo" e non è vincolata al solo mercato locale.
"Ci sono start-up di qualità in Italia, e BizSpark è aperta a tutti; ma c'è anche BizSpark Plus e One, a seconda degli scopi o  della portata del progetto." Delle 50.000 startup di BizSpark, 1.000 sono italiane, quindi vale la pena tenere a mente la cosa se si ha intenzioni serie in questo mondo.

AGGIORNAMENTO DELLE 15.11

Torna Marcomagno, con il video di un festival in cui la gente balla e si connette grazie alla potenza della musica.
Giampiero di Carlo (Rockol.com) modera e presenta il nuovo panel:

NICO PEREZ, co-fondatore e fondatore di MixCloud
AXEL BRINGÉUS, Business Development Director per Spotify
WILL MILLS,  responsabile dei contenuti di Shazam
MAX CIOCIOLA, fondatore di MusixMatch

Ciociola risponde alla domanda sulla difficoltà di aprire una start-up; in realtà, spiega, non è importante dove nasci, ma la qualità dell'idea. Ogni giorno milioni di persone utilizzano i servizi di MusixMatch da tutto il mondo, e quindi potrebbe essere basata in qualunque altra parte del mondo. Semmai, "invece di preoccuparsi dei soldi, è meglio preoccuparsi della qualità delle proprie idee."
Perez afferma che i VC sono preoccupati di investire in questo ambiente, perché è competitivo, ci sono problemi di licenze e così via. Occorre pensare da subito al cashflow, a come fare soldi, a come far funzionare il business. I primi mesi sono stati pesantissimi, ma la passione ha consentito a MixCloud di diventare profitable.
Ora si parla di pubblicità, e ne discute Bringéus. "Musica e pubblicità vanno benissimo assieme, come è sempre stato, per il semplice fatto che la musica è emozione e anche gli spot trasmettono emozioni." C'è una forte correlazione tra la musica e i prodotti, e fa l'esempio di in un vecchio spot Levi's o di una piattaforma di fitness della Rebook.
Mills racconta della correlazione tra musica, video e pubblicità. Sono riusciti a unire i tre mondi, per esempio durante il SuperBall, unendo Madonna, Bud e altri brand con concorsi interattivi e iniziative che irretivano il pubblico.
Perez spiega che è difficile a volte convincere i brand a tirar fuori il valsente, ma in realtà si tratta di un investimento che consente di raggiungere nuove porzioni di pubblico.
"Ma quali sono gli altri modelli possibili per guadagnare con la musica?"
Musica significa accesso, spiega Ciociola, ovvero "come posso trovare facilmente la musica." Anche i pirati, in realtà, manifestano la volontà di avere un accesso facilitato alla  musica; una volta fatto questo, la strada per monetizzare non è difficile, soprattutto ora che le tecnologie mobili ci consentono di fare tutto come davanti ad un PC. MTV, per esempio, mostra le parole di MixCloud e questo è interessante anche per MTV, perché la gente la guarda e canta.

"Music Discovery e social recommendation" vanno molto di moda ora.
Usando Spotify come esempio, Bringéus dice che gli elementi costituenti del business sono 3, ovvero:
social, amici, facebook
esperti a cui ti affidi, giornalisti, critici
algoritmi smart, radio etc.
Mills racconta che molta gente scopre la  musica ancora attraverso le radio e le radio online. Per cui la radio è fondamentale per intercettare i gusti della gente, ma anche la TV e gli algoritmi sono fondamentali, senza dimenticare la componente social data dall'integrazione con Facebook.
Perez: "La gente è molto più veloce degli algoritmi a scoprire i nuovi trend musicali" o forse, azzardiamo  noi più banalmente, è la gente che crea i trend e gli algoritmi seguono.
Ciocola racconta che molti cercano le canzoni attraverso poche parole (il resto viene dimenticato, soprattutto il titolo) e questo spiega il successo del suo servizio.

Per Bringéus, la differenza tra accesso e possesso è destinata a diventare marginale. In futuro ci sarà "la musica", punto, come oggi c'è "l'elettricità." Il futuro, per Ciociola invece, è dello streaming musicale.

AGGIORNAMENTO DELLE 15.53

MITCHELL BAKER, Fondatrice e dirigente di Mozilla Foundation, parla di cambiamento, e di come renderlo un successo senza temerlo.
Prima di tutto, fate qualcosa che amate, e non vi arrendete se ci vuole molto tempo per ottenerlo. E cercate di "aggiustare quel che non vi piace:" quando trovate un problema, non mettetelo da parte, ma cercate di renderlo migliore. L'importante è lavorare assieme, e non lasciare che questi due approcci distruggano il team.
"Se volete avere successo finanziariamente, non avete necessariamente bisogno del cambiamento", nel senso che il cambiamento non è un must. L'importante è capire cosa ci guida sul serio, cosa amiamo. Ma ci vuole onestà bruta, piuttosto che fare conversazioni finte, che poi esploderanno in problemi più in là.
Se siete fortunati, trovate nel medesimo pacchetto ciò che amate e ciò che detestate, così da poterlo migliorare. Oggi tutti nell'industria high tech, per esempio, "devono" amare l'iPhone, ma "mi sembra di essere inscatolata."  Per cui, l'eleganza e la tecnologia, in questo senso, non piacciono alla Baker, perché hanno una controparte chiusa e negativa.

Mozilla vuole portare l'apertura del proprio software e della propria struttura ovunque; "volete costruire il vostro prodotto? Fatelo senza chiederci l'autorizzazione."
La Baker vuole continuare a esplorare, non le importa se il suo prodotto, alla fin fine, non piace alle società o ad Apple o a quel che è.
Nel 2004, quando hanno iniziato alla Mozilla Foundation, non si sapeva cosa sarebbe successo in futuro, ma di sicuro su HTML5  occorreva puntare. Nel lungo termine era importante, ma al tempo non lo sembrava. Quindi, credere nelle proprie idee può ripagare anche nel lungo termine, e ora Firefox si trova avvantaggiata.
Ora Firefox fa grafica 3D avanzata, integra i CODEC e molto altro, perché la tecnologia è fondamentale, ma passare "dalla tecnologia al prodotto è difficile" e spesso ci si blocca lì. Occorre trovare un collegamento tra i due mondi, ma sono componenti egualmente fondamentali.

Grazie all'HTML5, il prossimo prodotto di Mozilla sarà Firefox OS, così da semplificare la tecnologia e renderla accessibile per tutti; tutti potranno modificarla e adattarla alle proprie esigenze.  Ma per ottenere lo scopo, servono molte persone e molte competenze, e ritorniamo al discorso di prima: non vogliamo creare un'altra piattaforma che faccia concorrenza a iOS, Android e così via; noi vogliamo che il "Web sia la terza via a quella di Google e Apple." La volontà è di portare innovazione e libertà: libertà d'uso sui dispositivi che desiderano, senza "inscatolamenti predeterminati" come ad esempio i vari App Store. "Apple ha sviluppato qualcosa di meraviglioso, ma viviamo in un modo fatto di scelte diverse" per cui serve un certo grado di flessibilità anche con le applicazioni mobili; sono tutte possibilità che nessuno vuole costruire perché non convengono, e questa è la mission di Mozilla.
"Guardare il futuro prima che arrivi è difficile" e per questo è necessario tentare; occorre mettere il prodotto davanti alle persone e aspettare che ne facciano ciò che credono. Il Web sarà sempre più controllato, soprattutto dai governi, e stanno nascendo modelli di business estremamente chiusi; "noi pensiamo che ci siano enormi potenzialità."

AGGIORNAMENTO DELLE 16.16

Alberto Onetti, co-fondatore di Mind the Bridge, ha organizzato un panel per presentare qualche start-up italiana; hanno 4 minuti ciascuno e poi verrà votato il progetto migliore. Le domande provengono dagli ospiti del panel, ovvero:

LORENZO FRANCHINI, co fondatore e MD di Italian Angels for Growth
ANDREA DI CAMILLO, Venture Capitalist, Boox
PIETRO BEZZA, fondatore di Connect Ventures

Mary Palomba ha presentato Next Styler, ovvero una start-up che che tenta di mettere assieme fashion designer ei fashionisti attraverso una piattaforma semplice e intuitiva. In pratica, lo styler lancia la sfida e poi gli utenti votano il progetto migliore. Next Styler piace agli utenti e anche agli inserzionisti, va benissimo, ma ha già qualche competitor all'estero. La vera domanda, tuttavia, è un'altra: riuscirà Next Styler a creare un network efficace di produzione e distribuzione?
Ogni due mesi lanciano un contest, e grazie ad esso i fashion designer possono creare il loro brand, e penetrare così nel mercato del fashion che è estremamente ermetico e inavvicinabile.

Ora è il turno di  Luca Martinetti di Stuck. "Spesso costruire un backend affidabile è costoso e complicato" e non tutte le sturt-up possono permettere di investirci su; loro vogliono lanciare un backend come servizio, sotto forma di API. "Voi ci mandate il vostro codice, e noi facciamo tutto il resto," ovvero tutta la parte tecnica mentre l'imprenditore è libero di focalizzarsi sul business vero e proprio. Non c'è bisogno di preoccuparsi della potenza d'elaborazione necessaria o della complessità del progetto, perché Stuck si prende cura di tutti gli aspetti meno piacevoli. Per ora sono ancora in stato di beta, ma cercano nuovi sviluppatori, se per caso interessa a qualche lettore.
Il modello scelto è quello del Freemium; si paga per la banda, il tempo CPU e cose così, tutto quello che esula una certa quantità di servizi. L'idea è di non costringere a pagare le macchine per affittare le macchine ad ore; si vuole tariffare i millisecondi esatti di uso del servizio. "Noi crediamo che tutti utilizzeranno sempre più il Cloud", e la piattaforma come servizio è il futuro.

Paolo Galvani di MoneyFarm sale sul palco. Il problema non è soltanto di trovare i fondi, ma anche e soprattutto di saperli gestire. Si tratta di una piattaforma di consulenza finanziaria destinata agli investitori, che vuole fornire una piattaforma molto diversa dalle classiche banche online. Si vuole aiutare l'utente e seguirlo con un algoritmo che gli suggerisce gli acquisti in base ai rischi connessi, all'obiettivo e tutte le altre variabili.  "L'idea è che siamo all'inizio di una rivoluzione" Quanto costerà? 9,99€ al mese.
L'approccio social è alla base del servizio, quindi è previsto feedback degli utenti e la discussione del prodotto. "Pensiamo che sia più facile offrire agli utenti degli strumenti semplici, che permettano di ottenere uno scopo rapidamente" piuttosto che lasciare aperte tutte le porte come le banche tradizionali.

Nuovo panel, questa volta ci sono i "supereroi italiani":

MAURO DEL RIO, fondatore di Buongiorno!
PAOLO AINIO fondatore di Virgilio & Banzai
PAOLO BARBERIS fondatore di Dada
LUCA ASCANI, fondatore di Populis

Ainio racconta la propria storia, fatta della rivoluzione digitale nata in Italia 20 anni fa; prima di tale occupazione, lavorava in campo pubblicitario e dopo un periodo negli USA, ha tentato di replicare ciò che aveva visto lì. Nasce il primo portale italiano e, dopo lo scoppio della bolla, è arrivata l'acquisizione di Telecom. Poi, dopo un'assenza dal mercato, ha deciso di comprare qualche società e costruire una "realtà industriale che sia importante per il sistema."
Del Rio vanta un business da 250.000 €, e ha iniziato inviando barzellette via mail. Esatto, attraverso una semplice newsletter. Poi è arrivata la pubblicità, e la rivoluzione sulla distribuzione mobile; poi, il modello premium. La storia finanziaria del gruppo è stata permessa da alcuni Angel Investors e altri gruppi, poi è arrivata l'acquisizione di Vitaminic, ma il momento più importante -che ha fatto la differenza- è stato probabilmente il momento iniziale della scelta del personale.

Ora Barberis non si sente un supereroe, ma un "sopravvissuto."  Hanno iniziato nel '94 con quattro amici, quando il business "era a zero." Hanno iniziato vendendo abbonamenti  dial-up ad Internet e con quei fondi hanno lanciato nel 1998 molti nuovi servizi, un motore di ricerca, un portale e così via. Poi è arrivata l'acquisto pubblico, la capitalizzazione andò benissimo e sono iniziati a crescere moltissimo, fino al 2008 quando ha lasciato la società con 700 impiegati e milioni di Euro di fatturato.

Ora è il turno di Ascani. Populis è la sua terza società, in realtà, ma prima di questo ce ne sono state altre, vendute negli anni. Ora Populis è il più grande publisher indipendente in EU e Brasile, e la crescita non si  è ancora fermata. Si parla del sistema messo in atto dall'Huffington Post ("i blogger non sono giornalisti, quindi non li paghiamo"), ma Populis paga tutti i suoi collaboratori; ciononostante, considera positivo per l'Italia che l'Huffington abbia aperto qui.

Del Rio dice di "pensare alle start-up come si pensa alle maratone"; ci sono molti che non sono nati per fare questo tipo di lavoro, quindi occorre capire se si è davvero in grado di sostenere la pressione del lavoro, che alla fine è molto appagante ma che costa sacrifici e fatica.
Aidio dice "attieniti ai piani, ma preparati a essere flessibile per modificare al volo il prodotto" ogni volta che serve. Inoltre, cercate scudo di buoni investitori.
Ascani parla dell'importanza di avere un progetto che sia applicabile ed esportabile anche negli altri paesi e mercati.

"E ora la domanda scottante: che succederà nel futuro? (Vostro e del mercato)"
Barberis: Nuove start-up, per esempio un progetto a Firenze. In futuro il business è con le mappe, e la creazione di una correlazione tra online e reale, per cui "stiamo investendo molto su pubblicità e geolocalizzazione", oltre ovviamente alle app.
Del Rio: nel lungo termine, "mobile e convergenza saranno molto importanti."  Il Web riguadagnerà terreno sui dispositivi mobili, mentre oggi ci sono diverse piattaforme chiuse e proprietarie. Il prossimo Facebook non sarà quello che ti fornisce più dati ma quello che ti dà quelli veramente importanti, rilevanti.
Ascani: il mobile è fondamentale. Il 20% del traffico di Populis è usufruito oggi attraverso dispositivi mobili, rispetto ai pochi punti percentuali dell'anno scorso.
Ainio: il mobile è una delle cose più importanti; e ci sono mercati cui non pensiamo oggi che diventeranno fondamentali per il futuro. Occorre saperli individuare: cose come HTML 5, Cloud e contenuti video, ma  anche il business degli acceleratori è un mercato interessante.

AGGIORNAMENTO DELLE 17.18
Ora si parla di HackItaly, quindi torna sul palco Ciociola, ma come giudici tra cui contiamo Marco Magnocavallo, Andrea di Camillo, Paolo Barberis. È stato creato un hackathon, ovvero un concorso per risolvere un problema, magari con una serie di semplici app. Su 20 ne sono state scelte 3. Facebook Therapist di Empatica è un'app che ti suggerisce "consigli" in base a quello che ti dicono gli amici su Facebook. Insomma, quando si è troppo stressati, l'app pubblica un aiuto su FaceBook in nostra vece.

A-pole ha creato un'app che invece si pone a metà tra il prototipo e la ricerca di fondi, per aiutare gli inventori.

Queue Tracker è un'app che ti dice quante persone ci sono in una fila di persone in un determinato momento, come ad esempio davanti ad un  museo. Funziona attraverso  il Cloud e un componente hardware Open Source.

Di quanto è importante l'hacking, infine, parla Butcher. Nella sua visione è un fenomeno importante, e "tutti dovrebbero fare hacking, cioè migliorare le cose."

Le tre start-up avranno accesso a un premio di 25.000€, che li aiuterà a trasformare in realtà i loro progetti.

AGGIORNAMENTO DELLE 17.27

Vince l'app di denuncia e conquista che consente di raccontare i problemi della propria città o della propria nazione; richiede un finanziamento 50 mila dollari. Interessa mica a qualcuno?

E ora è il momento del vincitore del concorso. Vince Empatica con FaceBook Therapist. 25.000€ per portare avanti il proprio progetto.
E ora il vincitore di Startup Competition, che è Atooma, ovvero un "tocco di magia" che attraverso il text to speech fa alcune azioni per noi, in modo totalmente automatico; cose come la disattivazione del WiFi quando usciamo di casa o la connessione ai social network. In pratica, l'interfaccia crea delle macro che compiono determinate operazioni quando avviene un evento nuovo. Qualcosa di simile a Siri, per intenderci.

Il premio? 20.000€ in parcelle legali presso uno studio specializzato in startup e new economy. Gli auguriamo di non averne mai bisogno. Per fortuna, hanno ricevuto anche un  biglietto per la prossima conferenza Techcrunch Disrupt di San Francisco.
Il live è terminato, grazie a tutti per averci seguito, e grazie a Tech Crunch e Populis per l'evento.

Buona giornata.

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