Anonymous: abbattuti siti governativi UK per protestare in nome di Julian Assange

Questa volta Anonymous ha mirato davvero in alto: dopo un’annata di alterne fortune, il collettivo di hacker ha abbattuto alcuni siti governativi britannici per protestare contro il trattamento persecutorio nei confronti di Julian Assange.

Al momento è difficile valutare se gli attacchi abbiano avuto davvero l’impatto sperato, ma come potete vedere in cima all'articolo alcuni dei canali di informazione “twitteriani” del collettivo hanno dichiarato di aver mandato offline il sito del Ministero della Giustizia inglese.

Alle 9 ora italiana il sito in questione ha caricato con lentezza estrema ma si è rivelato alla fine raggiungibile. Simili disturbi del servizio sono presenti anche sul sito personale del primo ministro, Number 10, ma anche sul sito del Dipartimento del Lavoro e delle Pensioni.

È a questo punto piuttosto ovvio che il comportamento di Anonymous non influenzerà minimamente il lavoro del governo britannico, né tanto meno quello dei suoi alleati statunitensi, che solo l’altro ieri Assange ha apostrofato dalla finestra chiedendo la cessazione della “caccia alle streghe” contro Wikileaks.

L’intraprendente Julian, come ormai saprete, si è nascosto nell’ambasciata equadoregna per evitare l’estradizione in Svezia, dove dovrebbe rispondere ad alcune domande su una faccenda che nella dolce lingua scandinava viene definita overraskningssex, ovverosia “agguato sessuale”. I timori principali del giornalista australiano, comunque, sono di essere infine estradato negli Stati Uniti.

I DDoS non cambieranno la situazione di Assange, questo è vero, ma sono comunque una tessera (vandalistica e criminosa) dal mosaico dei supporter del fondatore di Wikileaks, che nonostante le consuete minimizzazioni di polizia e stampa britanniche sono piuttosto numerosi anche quando visti dal vivo.

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