Reuters: altro hack sulla piattaforma, di nuovo i supporter di Assad

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È ancora possibile fidarsi di Reuters? Sebbene l’integrità giornalista dell’agenzia stampa non sia in discussione, viene spontaneo criticare aspramente il suo budget per la sicurezza elettronica e il livello di istruzione in merito dei suoi dipendenti. Essere “bucati” dagli stessi hacker per due volte in un mese (tre se si conta anche la temporanea perdita di un account di Twitter) non depone a favore di un’azienda che deve molto della sua esistenza alla presenza online.

Sebbene la Reuters si sia rifiutata di ammettere di sapere chi è il responsabile degli hacking, compiuti probabilmente con la stessa metodologia sulla piattaforma WordPress usata dalla corporation, la firma dei due reati è la stessa. La prima volta infatti, è stato pubblicato un articolo fasullo che parlava di una sconfitta dei ribelli nella città di Aleppo. Questa volta, invece, è brevemente comparso un articolo che commentava la morte del ministro degli esteri saudita Saud al-Faisal, noto oppositore di Assad.

Facendo due più due, è a questo punto ovvio che si tratta degli stessi supporter del regime siriano, che sono stati capaci di trovare una breccia piuttosto affidabile nei blog della Reuters, cercando di spargere confusione nelle fila dei nemici (nel caso in cui i ribelli abbiano il tempo di leggere notizie in inglese), oppure semplicemente di vandalizzare i media occidentali, ritenuti la voce del diavolo in persona.

In definitiva, nessuno ritiene che i destini della Siria saranno influenzati in modo decisivo da questi finti articoli. D’altro canto al momento è la Reuters stessa ad aver subito un contraccolpo piuttosto duro. Se diamo ascolto a The Next Web, c’è già chi dice di guardare molti post dell’agenzia stampa con un certo sospetto.

Via | eSecurity Planet

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