App.net, quello che Twitter sarebbe dovuto essere per Dalton Caldwell

Dalton Caldwell è uno di quegli sviluppatori che hanno lamentato la restrizione delle possibilità garantite dalle Application Programming Interface (API) di Twitter. La principale critica di Caldwell alla piattaforma di microblogging riguarda il rapporto con la pubblicità: il programmatore ha deciso di dimostrare che un diverso modello di business è possibile grazie a una sottoscrizione – cioè, al pagamento per accedere al servizio – da parte degli utenti. Un approccio che riporta al passato, quando il software aveva un prezzo.

App.net è per Twitter quello che Diaspora è stato per Facebook ovvero un blando tentativo di riproporre le stesse funzionalità dell’originale con una maggiore attenzione ai diritti degli utenti. Com'era successo con Diaspora, la piattaforma di Caldwell ha raggiunto e superato l’obiettivo di $500,000 in una campagna di raccolta fondi simile a quelle proposte da Kickstarter. Gli sviluppatori sono entusiasti, ma quale attrattiva potrebbe avere per gli utenti? Nessuna, a detta degli stessi sostenitori del progetto. È un controsenso.

Dal punto di vista tecnico, App.net rispetta il diritto all’oblio e al possesso dei contenuti pubblicati dagli utenti — che possono esportare tutti i propri aggiornamenti di stato in un clic. Diaspora ha proposto altrettanto sul modello di Facebook e, dopo l’entusiasmo iniziale, non ne parla più nessuno. App.net di Caldwell non è diverso: può avere un’attrattiva per gli sviluppatori, che avranno pieno accesso all’ecosistema, ma senza una consistente base di utenti e richiedendo un pagamento per la registrazione non avrà futuro.

Via | Dalton Caldwell

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