Google comincia a punire i siti "pirata" nei risultati delle ricerche

I rimproveri fatti a Google dalla RIAA, l’associazione americana dell’industria discografica, non sono rimasti inascoltati. Il colosso di Mountain View ha cominciato a prendere provvedimenti più seri nei confronti dei "siti pirata", quelli contenenti link a materiale protetto da copyright, costantemente indicizzati dal motore di ricerca.

Google ha appena modificato il proprio algoritmo a favore del Digital Millennium Copyright Act (DMCA): ai siti che riceveranno un alto numero di richieste di rimozione verrà abbassato il PageRank, indipendentemente dalla presenza di contenuti illegali. Ad annunciarlo è stato Amit Singhal, Vice Presidente e manager di punta del settore search engine di Google, che ha così riassunto cosa succederà a breve:

A partire dalla prossima settimana cominceremo a tenere in considerazione un nuovo fattore nei nostri ranking: il numero delle richieste valide di rimozione che riceviamo nei confronti di siti per motivi di copyright. I siti che riceveranno un alto numero di richieste potranno apparire più in basso nei risultati delle ricerche.



Era questo, fin dal principio, il desiderio di Hollywood e delle major discografiche. L'hanno chiesto per anni ed ora Google le ha accontentate. Tra i siti più segnalati, quelli che dovranno aspettarsi di scomparire dalle prime pagine di Google, ci sono dei veri e propri colossi come filestube.com, extratorrent.com, torrenthound.com, bitsnoop.com e isohunt.com, destinati a ricevere meno traffico grazie a Google.

E poco importa che se i siti segnalati non contengono effettivamente materiale pirata. Della serie "prevenire è meglio che curare", Google abbasserà il ranking senza effettuare alcuna verifica, penalizzando anche siti che con la pirateria potrebbero non aver nulla a che fare: "solo chi detiene il copyright sa se qualcosa è autorizzato o meno e solo il Tribunale può decidere se c'è stata una violazione del copyright; Google non è in grado di determinare se una pagina web viola o no le leggi sul copyright".

Finora, nel dubbio, Google aveva lasciato le cose così com'erano, facendo contenti gli utenti e scatenando l'ira di RIAA e MPAA. Ora, con una mossa un po' a sorpresa, la situazione si è ribaltata. Una dubbio è lecito: chissà se Google riserverà lo stesso trattamento anche a YouTube, dove ogni giorno vengono caricati e rimossi, dietro segnalazione, decine e decine di video protetti da copyright.

Via | Inside Search Blog

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