In Siria è anche guerra di disinformazione sui social network

Mentre Assad ricompare dopo due settimane davanti alle telecamere per proclamare il suo piano di ripulire il paese dai terroristi, incassando l’appoggio incondizionato del regime di Teheran, una guerra contro il morale è combattuta anche sui social media.

Questo scontro, legato a doppio filo con la “fog of war”, la confusione del campo di battaglia, rende la situazione in Siria ancora più impenetrabile alla comprensione. La disinformazione colpisce entrambi gli schieramenti in conflitto - E fa anche vittime straniere illustri, come il sito reuters.com, violato venerdì e costretto ad andare offline perché un intruso era stato capace di penetrare il sistema e postare sui blog dell’agenzia di stampa una serie di rapporti fasulli su presunte vittorie dell’esercito regolare.

La falla è un problema appartenente alla piattaforma WordPress, un buco che può essere sfruttato solo da qualcuno dotato di una certa dimestichezza con la tecnologia. Purtroppo per l’hacker, i rapporti pubblicati non erano all’altezza del livello della Reuters, che sebbene non siano sempre perfetti hanno uno stile riconoscibile ed un certo controllo della sottile arte della grammatica. Non si può dire lo stesso dei fake, la cui diffusione è stata comunque (secondo l’agenzia di stampa) discutibile.

La Reuters è stata colpita una seconda volta lunedì, perdendo il controllo del suo account di Twitter Reuters Tech. Un hacker ha iniziato ad usarlo per diffondere la notizia della caduta della roccaforte ribelle ad Aleppo - una notizia fasulla ma potenzialmente pericolosa per il morale nemico. Anche qui i tweed non sono stati molto intelligenti e la mossa è stata subito riconosciuta. E’ piuttosto probabile che in tutti e due i casi si sia trattato di un non professionista.

I veri mezzi informatici del regime sono ben altri: si sospetta che Assad stia dando la caccia ai ribelli attraverso tecniche di guerra informatica, forse con l’aiuto degli Iraniani. Infiltrare le comunicazioni dei rivoltosi, dove i social media sono un fattore importante, è la priorità del regime.

I ribelli sembrano meno organizzati e la loro volontà d’aggressione informatica è inferiore. Sono venuti loro in aiuto Anonymous e Wikileaks, che hanno pubblicato migliaia di mail segrete di Assad, sua moglie ed il suo intero gabinetto. Sempre lunedì qualcuno ha sostenuto di essere un ufficiale diplomatico russo su Twitter, ed ha annunciato la morte di Assad. È bastato a creare scompiglio, almeno fino alla smentita ufficiale del Cremlino.

Via | Reuters

  • shares
  • Mail
1 commenti Aggiorna
Ordina: