Steve Wozniak: con il Cloud Computing solo orribili problemi per tutti

Steve Wozniak

A Steve Wozniak non piace il Cloud, lo dice, lo ribadisce e lo dettaglia da anni. Ieri ha partecipato ad una performance-monologo di Mike Daisey, “The Agony and Extasy of Steve Jobs”, un lavoro controverso che esamina le condizioni dei lavoratori usati da Apple in Cina.

Chiaramente a Woz è più congeniale il discorso privacy e diritti umani online, dopo tutto bisogna parlare di quello di cui si è esperti, e il co-fondatore di Apple è uno dei grandi testimoni e protagonisti della storia del software nel ventesimo e ventunesimo secolo.

“Mi preoccupa tutto quello che riguarda la Nube. Penso che sarà orrendo. Penso che ci saranno molti problemi davvero orribili nei prossimi cinque anni. Nel Cloud non possiedi più nulla. Hai già firmato un contratto per cederlo. […] Io voglio percepire di essere proprietario delle mie cose […] Più cose trasferiamo online, meno resterà sotto controllo”.


I problemi del Cloud sono tanto pratici quanto filosofici. Qui in Europa Windows Azure ci ha lasciato a terra per oltre tre ore a causa di un malfunzionamento. Un semplice bug ha oscurato di dati degli utenti, rendendoli di fatto inaccessibili. Sempre Microsoft si è rivelato un pessimo ospite per i dati degli utenti, che hanno scoperto loro malgrado di non essere liberi di salvare su SkyDrive i propri file riservati senza essere oggetto di scrutinio morale, lo stesso “pensate-ai-bambini” che impera sul network Xbox Live. Anche servizi come Dropbox non sono completamente sicuri.

Woz va oltre, arriva proprio a definire un problema filosofico, legale e morale. Se tutti i nostri contenuti digitali sono conservati su un server cloud, noi non lo possediamo più. E se non lo possediamo più, può addirittura essere il caso di riflettere sul fatto che non ne siamo neppure i proprietari.

Questa problematica non colpisce soltanto gli utenti “consumer”, ma anche le aziende che negli ultimi anni hanno recepito benissimo che il cloud è un netto risparmio, ma tuttavia si trovano costrette a studiare con cura i contratti con i fornitori dei servizi per evitare trabocchetti. Allo stesso tempo sono sicuro che quasi nessun utente privato avrà dato il proprio assenso a Gmail, Skydrive o Dropbox leggendo con attenzione i ToS ed il contratto.

Wozniak, insomma, ha ragione. Ma difficilmente riuscirà a fermare il progresso e influenzare l’incuranza del pubblico.

Foto | Flickr
Via | France24

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