Twitter provoca una rivolta degli sviluppatori per i limiti delle API

Logo di Twitter DevelopersTwitter “cresce” in popolarità nel mainstream, però ha perso il grande fascino che aveva fra gli sviluppatori. Nata come un semplice servizio di messaggistica asincrona, la piattaforma di microblogging s’è snaturata per competere con Facebook: le possibilità un tempo garantite dalle Application Programming Interface (API) sono state rimpiazzate dalle feature interne o dalla pubblicità. È un dato di fatto che non preoccupa più di tanto i creatori del servizio, perché oggi l’importante è monetizzare l’utenza acquisita negli anni.

Quand’era agli albori, Twitter ha stimolato la creatività dei programmatori indipendenti che hanno realizzato le soluzioni più curiose: alcuni progetti prevedevano, ad esempio, l’innaffiatura delle piante con l’invio di messaggi diretti dal BlackBerry. Negli stessi anni la diffusione di Arduino ha permesso d’associare queste risorse sperimentali a prototipi fai-da-te, grazie alla nascita dell’elettronica “libera”. È un’esperienza da archiviare – secondo le opinioni di molti sviluppatori – a causa della nuova politica di Twitter.

Ripercorrendo la storia recente della piattaforma, le ostilità hanno avuto inizio con la negazione dei client di terze parti nel marzo del 2011 ed è proseguita con l’acquisizione di TweetDeck nel maggio dello stesso anno. Ultimamente, Twitter ha escluso Instagram – già assorbito dal social network di Mark Zuckerberg – dall’utilizzo delle proprie API. L’idillio con gli sviluppatori è terminato: i limiti riguardano soprattutto le nuove applicazioni, che non possono usufruire dei servizi erogati dalla piattaforma di microblogging.

Le reazioni più decise sono state registrate la settimana scorsa, quando Dalton Caldwell ha annunciato la creazione di App.net: un’alternativa a Twitter e a Facebook, senza la pubblicità. L’idea non è del tutto originale, tant’è che la comunità open source utilizza StatusNet — una piattaforma di microblogging installabile sul proprio server o hosting e conosciuta come identi.ca nell'utilizzo di massa. Caldwell non pensa che l’advertising sia l’unico modello di business possibile e intende dimostrarlo con lo sviluppo di App.net.

Tuttavia, la pubblicità è un problema relativo – tanto per gli utenti, quanto per gli sviluppatori – perché la presenza su Twitter non è pervasiva, al pari di Facebook o altre piattaforme. La rottura più significativa riguarda Y Combinator, un servizio statunitense di finanziamento in venture capital per le startup. I programmatori aderenti hanno appena proposto una revoca della clausola che predilige il sostentamento delle nuove società che intendono sviluppare soluzioni basate su Twitter. Un pessimo segnale per la piattaforma.

Y Combinator considera Twitter come un protocollo, paragonandolo ad HTTP per le caratteristiche d'ubiquità e accessibilità. Il programma si chiama RFS3 e stimola gli sviluppatori a basare i propri progetti sulla piattaforma di microblogging: una prerogativa che i programmatori contestano alla luce delle restrizioni imposte da Twitter sulle API preferendogli Android, iOS o persino Facebook. Prevedendo un’Initial Public Offering (IPO), suggerita con l’ultima introduzione delle cashtag, il clima attorno a Twitter è piuttosto teso.

Via | Forbes

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