La RIAA rimprovera Google: "non fa abbastanza contro la pirateria"

RIAAC'è aria di tempesta tra la RIAA, l'associazione americana dell'industria discografica, e Google, con la prima che contesta alla seconda di non fare sforzi sufficienti per combattere la pirateria digitale. E la polemica si fa a suon di dati. Solo pochi giorni fa Google ha creato un'apposita sezione nel Google Transparency Report, pubblicando per la prima volta le richieste di takedown che riguardano i diritti d'autore. Cifre importanti, se si considera che nell'ultimo mese sono state rimosse ben 1.246.713 pagine.

Poca cosa, secondo la RIAA, rispetto alla vera entità del problema pirateria. E' vero che Google, in nome della trasparenza, ha pubblicato le statistiche relative ai takedown, ma è altrettanto vero, sostiene Buckles, che non reso noto "il numero totale dei link disponibili che contengono materiale protetto da copyright". Quei dati, se diffusi, mostrerebbero quanto l'intervento di Google sul quadro generale della pirateria sia ben lontano dal costituire una soluzione per la diminuzione del fenomeno.

Nel comunicato firmato da Brad Buckles, Vice President of Anti-Piracy presso la RIAA, viene sottolineato un altro punto importante, che è quello che fa più indignare i detentori di copyright: la presenza - presunta, categoricamente negata da Google - di limitazioni che impediscono ad un singolo ente di inviare una grande quantità di segnalazioni.

Per poter segnalare una violazione a Google è necessario identificare quell'infrazione. Ma Google pone dei limiti artificiali sul numero di queries che possono essere fatte dai proprietari di copyright per identificare le trasgressioni. Questi limiti diminuiscono significativamente l'utilità dello strumento di takedown di Google data la vasta natura odierna del problema della pirateria e il numero dei titoli che cerchiamo di proteggere.

Google ha già replicato pubblicamente alla questione dei limiti, negando la loro esistenza e spiegando che, visto che molti dei partner usando meccanismi automatici per inviare grandi quantità di informazioni, vengono adottate delle misure automatiche di protezione con lo scopo di evitare flooding accidentali.

C'è anche un altro particolare che fa impazzire la RIAA, e che probabilmente è il vero motivo di tante polemiche: da un lato Google si impegna per rimuovere pagine web contenenti materiale protetto da copyright, dall'altro continua regolarmente ad indicizzare i contenuti di siti internet che, sottolinea Buckles, contengono principalmente file illegali. E' il caso, per fare un esempio, di Filestube, "una nota fonte di link pirata. Per Google solo lo 0,1% dei link su filestube contiene materiale protetto, ma chiunque ha visitato quel sito può affermare facilmente che la percentuale è decisamente più alta".

Appare evidente che, per far contenta la RIAA, Google dovrebbe smettere di rimuovere singoli link e cominciare a bloccare interi siti internet e portali, ma dubito che sia questa la strada che Google deciderà di intraprendere. Voi che ne pensate?

Via | DigitalTrends

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