Più di quarantamila Ebrei ortodossi discutono i pericoli di internet

Orthodox Jews at Citi Field

Ieri, a New York, ventimila membri delle comunità ebraiche ortodosse statunitense e canadese si sono incontrati a discutere i pericoli di internet — dal punto di vista della propria religione. Il meeting è avvenuto al Citi Field, il nuovo stadio di baseball dei Mets, e i biglietti venduti hanno raddoppiato la capienza dello stadio.

Altri ventimila partecipanti hanno occupato una struttura adiacente: parliamo soltanto di uomini, perché le donne hanno assistito all’evento da un altro centro di raccolta – dov’è stato installato un mega-schermo – per rispettare la separazione dei sessi prevista dalla religione. Il meeting ha attirato una contestazione all’esterno.

Gli Ebrei ortodossi, infatti, sono al centro delle polemiche per numerosi casi di molestie sessuali — uno scandalo simile a quello che, sempre negli Stati Uniti, aveva travolto la Chiesa cattolica. Alcuni gruppi di famiglie dei giovani Ebrei violati hanno perciò organizzato un presidio di contestazione, appena fuori dal Citi Field.

Tra le tematiche affrontate al meeting c’è stata proprio la pornografia sul web e le tentazioni che può generare. Quanto riportato da The New York TImes, però, offre dell’incontro un’immagine tutt’altro che fondamentalista e molti rappresentanti della comunità ebraica ortodossa hanno ammesso l’importanza del web nelle proprie vite.

Anziché emergere una condanna dello strumento in sé i partecipanti hanno convenuto sulla necessità di filtrare i contenuti accessibili dal web. Molti siti e applicazioni sono essenziali in ambito professionale: i fotografi sono riusciti a immortalare alcuni rabbini che, scendendo dai loro mezzi, impugnavano proprio degli smartphone.

A sponsorizzare l’evento del Citi Field – dimostrando che «tutto il mondo è paese» – è stata una software house, fondata da Ebrei ortodossi, che realizza un’applicazione adatta a censurare i contenuti del web considerati inappropriati dalla religione. Altri sponsor includevano un servizio kosher di geo-localizzazione per sinagoghe.

Fotografia | The New York Times

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