Commander X, un "capo" di Anonymous: "Abbiamo accesso a tutti i dati segreti degli Stati Uniti"


“Se mi chiamano terrorista, la cosa non mi dà problemi. Ma quello che vorrei chiedervi è: chi è ad essere terrorizzato?”.

Sono parole di Commander X, uno dei leader americani di Anonymous, che conclude la sua intervista al giornale canadese National Post con una vera e propria dichiarazione di guerra:

“Abbiamo accesso a tutte le banche dati segrete del governo degli Stati Uniti. Non c’è dubbio che diffonderemo queste informazioni, c’è solo da decidere quando.”

Commander X, al secolo Christopher Doyon, suona molto sicuro di se stesso, animato dal fuoco sacro della dedizione ai propri ideali. Di tutti coloro che sono ritenuti dei leader di Anonymous, Christopher è l’unico ad avere un nome. Arrestato in California per un assalto informatico di protesta al sito della Contea di Santa Cruz, rischia 15 anni di galera in patria per 30 minuti di downtime. E’ fuggito in Canada aiutato da un “network underground” di colleghi hacktivisti, forse con la collaborazione di alcuni settori del governo canadese.

Anonymous si è appena insinuato sulla lista delle 100 “personalità” influenti di Time, ma per Commander X è già da tempo l’organizzazione più forte del mondo. Inutile chiedere ad un oste se il suo vino è buono, certo, ma la spiegazione su come Anonymous abbia ottenuto una montagna di informazioni classificate è anche troppo plausibile. Sono gli stessi archivisti, dice Doyon, ad aver trasmesso agli hacker le “chiavi del regno”, senza bisogno di attacchi di sorta. Il precedente finora più eclatante è quello di Bradley Manning, il giovane analista-soldato che ha spedito a Wikileaks un CD pieno di informazioni segrete e compromettenti sulla guerra in Afghanistan ed Iraq.

Commander X vanta di avere al suo servizio una legione di sistemisti altrettanto freschi, altrettanto idealisti e sempre pronti a farsi dire cosa fare per aiutare la causa. Alcuni di loro, come Manning, sono in posizioni di potere inaspettato. Altri sono disposti a rischiare per aiutare i fuggitivi come lui ad espatriare dagli USA, uno di tanti paesi prontissimi a vendicarsi sanguinosamente dei “terroristi informatici” a colpi di sentenze-shock. Altri ancora vivono in Egitto, in Algeria, in Siria e compiono la loro opera di hacktivisti ben sapendo che ogni giorno potrebbe essere l’ultimo.

Nell’ultimo anno Anonymous ha dato prova di essere estremamente aggressivo ma anche anarchico e irregolare. Ha attaccato a caso, ha fallito spesso, si è comportato in modo totalmente imprevedibile. Ma ha tuttavia messo in crisi i potenti di tutto il mondo e dato voce ai nuovi ribelli internazionali. Se è vero che Anonymous sta comodamente seduto sui segreti degli Stati Uniti, allora possiamo aspettarci dei veri fuochi artificiali dal futuro. Se invece si tratta della propaganda un po’ allucinata di un leader in fuga, dubito che la fredda luce della realtà potrà fermare il movimento, che si è già rivelato senza un vero volto e molto più grande di qualsiasi individuo.

Foto | Flickr
Via | The National Post

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